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Quella volta in cui Gabbiadini abbracciò l’Higuain “furioso” per il rosso…

Quella volta in cui Gabbiadini abbraccio l’Higuain “furioso” per l’espulsione…

Come è strana la vita, con i suoi corsi e ricorsi e le sue incoerenze. Manolo Gabbiadini ha guardato scorrerla incessantemente dalla panchina, in questi mesi. Prima osservando un mostro sacro in azione, a superare record su record: Gonzalo Higuain. Poi guardando, anche con un po’ di sospetto, un giovane 22enne che con i suoi gol e il suo comportamento sicuro di sé, stava conquistando il popolo azzurro: Arek Milik. Lui non è mai stato così. Non crede in se stesso Manolo Gabbiadini, non lo fa mai. Lo dice a parole, ma i fatti dimostrano altro. Non è arrogante come Higuain, non urla, non sbraita, non chiede il pallone solo per sé. Lui si siede in panchina e aspetta il suo momento. Il calcio è la sua vita, quel sinistro dice tutto sì. E lo fa sinceramente. Ma Napoli non ha pazienza: pretende, vuole.

LA PARABOLA MANOLO

Gabbiadini dovrebbe imparare ad alzare la voce, a dimostrare la propria personalità in campo. Un po’, insomma, dovrebbe assomigliare all’ex numero nove azzurro. Manolo ci ha provato in queste settimane, l’infortunio di Milik è un’opportunità troppo grossa per non coglierla. Un treno che non ritornerà più. Segna un gol pesantissimo su rigore col Besiktas, quello del 2-2, e una rovesciata, poi annullata, che avrebbe potuto cambiare la sua storia. Con il Crotone, per dimostrare a sé stesso ed alla piazza azzurra che le cose sono cambiate. Gabbiadini parte alla grande e rischia più volte di andare in rete. Ma poi il black-out. Un fallo, una caduta, un pestone e una reazione brutta da vedere. Gabbiadini espulso, per la prima volta in carriera, senza passare per i giallo. Il numero 26 salterà Empoli e molto probabilmente anche la Juventus. Tante le parole contro l’attaccante, la furia dei tifosi azzurri, che lo vorrebbero fuori rosa. Tuttavia, sarebbe sbagliato condannare un ragazzo di 25 anni solo per un episodio. Unico, isolato.

INSIEME

Capita, capita a tutti perdere la testa. Successe anche a Gonzalo Higuain, in quel Udinese-Napoli che valeva lo scudetto. Quella volta il mondo napoletano si compatto e sostenne il pipita. Con loro anche Manolo Gabbiadini, che abbraccio il compagno e lo calmò. Nonostante fosse proprio Gonzalo Higuain il motivo delle sue panchine. Quel giorno Manolo dimostrò grande maturità. Sarebbe sbagliato dimenticarlo e condannarlo per un gesto sbagliato. Che la società, squadra e tifosi si stringano intorno a Gabbiadini. Il bergamasco, ora più che mai, ha davvero bisogno di loro. Toccare il fondo fa sempre male, rialzarsi non è semplice, ma è necessario. Per se stesso e per il Napoli.

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