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#LaRiscopertaDeiFatti- Napoli, Aristotele sarebbe fiero di te

La sostanza, per citare il noto giornalista, e scrittore, Travaglio è questa: I fatti separati dalle opinioni. Perché, fondamentalmente, senza fatti si può dimostrare tutto e il contrario di tutto mentre con i fatti no. L’intenzione sarebbe quella, essere quanto più sistematici possibili. Se è fatto giusto, chapeau, mentre se è fatto sbagliato, guai. E ci perdoni ancora Travaglio se utilizzeremo la sua idea per parlare di calcio, ma al popolino piace così.

Il fatto è che ieri non ho potuto vedere la partita. Quindi, al momento, ho estrema difficoltà ad analizzarla come si deve, come merita.

Il fatto è che gli highlights dei 90 minuti sono cose che odio perché credo che esse non possano ricostruire un quadro preciso del match. Anche se comunque sono necessarie, se almeno si vuole capire qualcosa su ciò che si scrive.

Ad ogni modo, anche nella sintesi, ho potuto ammirare un San Paolo bello come non mai, uno striscione sacrosanto che recitava: “Di questo schifo non mi meraviglio, si tramanda da padre in figlio. Di abbattersi ora non è il momento, combattete col cuore e grinta e non sarà mai un fallimento.” Ho potuto vedere il gol di Gabbiadini, la sua esultanza, l’abbraccio con la panchina, il gol siglato da Insigne, su rigore, e un video in cui Manolo glielo lasciava tirare. Ho potuto vedere la rete di Callejon, su assist di El Kaddouri, entrato dalla panchina.

Il tutto, lo sono andata a recuperare ieri sera, sul tardi. Prima ho dovuto studiare l’intera filosofia di Aristotele. Che, lasciatemelo dire, è un geniaccio grande, molto avanti rispetto a noi comuni mortali.

Il fatto è che quando studi per più di 5 ore un certo autore/filosofo immagini ciò che pensa, ciò che farebbe in questo momento, e incominci a domandarti che musica ascoltava, se gli piaceva il calcio, che squadra avrebbe tifato oggi.

Alla fine- in questo delirio- ho pensato che il filosofo di Stagira sarebbe, per certo, un tifoso azzurro. Aristotele, infatti, sarebbe fiero di questa squadra, di ciò che è stato fatto. Dopo Udine, sarebbe stato facile, per gli uomini di Sarri, ieri in tribuna, lanciarsi andare e mollare. Invece non l’hanno fatto, preferendo utilizzare ciò che è di più caro ad Aristotele e che caratterizza tutti gli uomini: la ragione.

Magari Sarri avrà appreso da Aristotele che ci vuole logica per andare avanti e pensare correttamente, la fisica per muoversi e non rimanere fermi e la metafisica perché ciò che è adesso in potenza, scudetto e sogni di gloria, potrebbero trasformarsi in atto nella prossima stagione. Magari lo avrà studiato Aristotele, per non buttare all’aria un’intera stagione.

In sostanza, per utilizzare il lessico aristotelico: bisogna lavorare ed avere pazienza, che poi magari la Juventus sbaglia. Con la consapevolezza, però, di aver fatto una grande annata e che la natura, in un modo o nell’altro, farà il suo corso in modo necessario e razionale.

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