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Riforma Boschi: l’epilogo della Camera Alta

Senato

“Il potere è del popolo, l’autorità del senato.” Così Cicerone parlava del Senato, quello che un tempo era organo deputato al confronto tra gli anziani del villaggio. Oggi sta per chiudere  o meglio sta per cambiare vorticosamente. La riforma, tanto voluta da Renzi e condivisa dal Governo, nonché dal On. Ministro Boschi, tanto da prendere il suo nome,  ha ormai imboccato la strada che la conduce alla definitiva approvazione.

La cosiddetta Camera alta, composta dai membri patrizi dell’ antica Roma è al suo epilogo.

Non saranno completamente chiuse le porte di Palazzo Madama  ma diventerà luogo di discussione riservato ai Consiglieri Regionali, non eletti direttamente per sedere tra gli scanni romani.

Ciò che è stato perno principale della politica e della gestione dello stato, sin dall’antica Roma ad oggi perderà la sua principale funzione. La camera alta ha ospitato personaggi illustri tra cui Alessandro Manzoni, Giuseppe Pasolini, Enrico de Nicola, Francesco Cossiga, Amintore Fanfani, Vittorio Emanuele Orlando, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Don Luigi Sturzo, Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi.

 

Passato e presente che rappresentano la storia del nostro Paese, ricca di avvenimenti tristi e floridi.

Questa riforma rimanda all’ Ottocento. Durante quel periodo storico il Senato (alias Camera Alta ndr) non era costituita su base elettiva, ma vi si accedeva a titolo ereditario o per nomina regia, venendo a contrapporsi a quella che era la camera bassa ad elezione diretta (l’attuale Camera dei Deputati ndr).

Dalla prossima legislatura non avremo il Senato così come lo è stato dalla Prima Repubblica ad oggi. Di certo il male del Paese non è rappresentato dai costi (seppur eccessivi ndr) della politica e nonostante ciò la Spending Review colpisce (purtroppo ndr) la Camera Alta.

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