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La Pasqua miope del sindacato

Sindacato miope

È davvero sorprendente il comportamento del sindacato che non firma l’accordo con l’Eav per il lavoro a Pasqua e Pasquetta: si potrebbe definire senza mezzi termini, nella sostanza, un «comportamento sleale di azione sindacale». Il trasporto è un servizio pubblico essenziale e come tale non tollera la benché minima discontinuità, persino quando si tratta dell’esercizio del diritto di sciopero: che, in base alla legge 146 del 1990, può subire limiti nell’interesse dei cittadini-utenti. I quali sono poi quelli che, direttamente o indirettamente, pagano il servizio, sostenuto appunto dai soldi pubblici.

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Il comportamento è ancora più riprovevole se si pensa a quanto cattivo sia il normale funzionamento del trasporto pubblico locale: a Napoli, nell’area metropolitana e nella Regione Campania. (LEGGI)

Poco importa che le responsabilità del cattivo funzionamento siano storiche e non attribuibili ai lavoratori. Sta di fatto che attualmente, di fronte allo sforzo di risanamento finanziario e di possibile miglioramento del servizio, portato avanti a fatica dal management, i lavoratori si tirano indietro e, rifiutando le condizioni offerte dall’azienda, lasciano a piedi migliaia di cittadini-utenti, soggetti deboli che non si possono permettere un costoso servizio privato. Sorprende la miopia di questi lavoratori: perché, di questo passo, nessuno potrà sorprendersi se si darà via libera ad aziende private che suppliscano, con la loro tipica efficienza, alle carenze del servizio pubblico.

Al punto da soppiantare l’azienda pubblica, la quale a furia di dimagrire finirà col morire e licenziare i dipendenti. In questo caso, quale sostegno nell’opinione pubblica pensano di trovare quei lavoratori e quei sindacati così desiderosi di celebrare la Pasqua e le altre feste comandate? La particolarità del lavoro degli addetti al servizio pubblico sta proprio nel fatto che, attraverso turni e avvicendamenti — e ovviamente col giusto compenso retributivo — l’assoluta continuità del servizio dev’essere sempre e comunque assicurata. Si può immaginare, per esempio, la reazione di qualcuno di questi lavoratori che si rifiutano di lavorare nel trasporto pubblico se, avendo bisogno di un pronto soccorso ospedaliero, trovasse chiuso l’ospedale nel giorno di festa? La verità è che, dalle nostre parti, deve cambiare la cultura del lavoro e del servizio pubblico, specie nella fase storica così grave che attraversa il paese e in particolare le nostre disgraziate contrade meridionali. Come si fa a non vedere che continuiamo a ballare mentre la barca è piena di falle e sta per affondare?

/corriederedelmezzogiorno

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