Sud - cronaca

Esonda anche il fiume Volturno, danni ma nessun ferito. Legambiente: “In 500 mila a rischio” DARIO DEL PORTO*

Polemiche dopo il nubifragio e i danni. Acqua e fango prima dell’alba nell’alto Casertano. I 5 Stelle: “Catastrofe annunciata”

Con il passar delle ore, mentre si organizzano i soccorsi e si contano i danni, l’ondata di maltempo che ha sommerso il Sannio si trasforma rapidamente in caso politico. «Una catastrofe annunciata», la definiscono i parlamentari campani del Movimento 5 Stelle. Nel mirino finisce il governatore Vincenzo De Luca. «La giunta e il consiglio regionale – attacca Valeria Ciarambino, capogruppo pentastellato nell’assemblea del Centro direzionale – invece di affrontare con la massima urgenza le vere priorità si ostinano a perdere tempo, come nel caso della riforma dello statuto e del regolamento, per imbavagliare l’attività dell’opposizione».

E intanto in Campania continua l’ondata di maltempo. Strade e campagne allagate, danni e paura ma nessun ferito nella notte nell’area di Capua, nel Casertano, per la piena del fiume Volturno che, ingrossato dalle acque dell’ affluente Calore, straripato ieri nel Beneventano, prima dell’ alba è esondato in più punti. Le maggiori criticità sono state registrate nelle campagne di Ailano e Castel Campagnano, nell’alto Casertano; nell’area di Capua e a Santa Maria la Fossa, dove le acque hanno invaso alcuni tratti della strada di collegamento con Capua.

Prima di raggiungere Capua, il Volturno è esondato in più punti dell’Alto-Casertano, in particolare nei comuni di Ailano e Castel Campagnano, inondando strade e campagne e costringendo alcune famiglie ad abbandonare le proprie abitazioni.

Verso Capua il fiume è esondato nelle zone di campagna; in città l’onda di piena è stata attesa e seguita con paura da circa duecento persone che risiedono a pochi passi dai ponti sul fiume; al di sotto, le acque hanno portato detriti inondando via Porta Fluviale e altre strade limitrofe mentre le fogne sono saltate in alcune arterie del vicino centro storico. Il fiume è poi esondato nel comune di Santa Maria la Fossa invadendo in alcuni punti la strada di collegamento con Capua. Il sindaco di Capua, Carmine Antropoli, ha emesso un’ordinanza disponendo la chiusura di tutte le scuole della città per la giornata di oggi.

Dopo le esondazioni e le vittime, è l’ora delle polemiche politiche. La giunta regionale, dunque, è sotto attacco. De Luca annuncia di essere pronto a chiedere lo stato di calamità. Lo stesso fa anche Rosetta D’Amelio, presidente Pd del Consiglio regionale. L’assemblea, assicura D’Amelio, «adotterà tutti i provvedimenti di politica ambientale utili a tutelare i territori». Il segretario regionale del Pd, intervenendo alla Camera, ragiona: «Per quanto siano eventi naturali straordinari, questi accadimenti ci ricordano quanto fragile sia il nostro territorio e quanto importante sia averne una cura e una attenzione particolare». Ma le opposizioni rilanciano

Secondo il consigliere regionale del M5S, Vincenzo Viglione, «non ci si può limitare allo stato di calamità. Occorre che giunta e consiglio concentrino le proprie energie nella verifica dell’attuazione del piano di protezione civile regionale». Viglione ricorda che il piano presentato dall’ex assessore Edoardo Cosenza ad agosto 2014 mette a disposizione «15 milioni per 530 comuni. È necessario capire a che punto sono gli interventi, avviando una ricognizione sull’intero territorio».

Le stime di Legambiente parlano di oltre 500 mila cittadini campani che risiederebbero in zona esposte a rischio idrogeologico: «Sono 504 comuni – dice il responsabile scientifico di Legambiente Campania Giancarlo Schiavazzo – per un’estensione di oltre 2598 chilometri quadrati, cioè circa il 19 per cento dell’intera regione». L’associazione ambientalista chiede, oltre alla delocalizzazione, «un grande piano di manutenzione ordinaria del territorio. È fondamentale – aggiunge Chiavazzo – che tutti i comuni classificati a rischio si dotino di piani di protezione civile funzionali, informando e addestrando i cittadini sui comportamenti da tenere in caso di emergenza».

E sono dati allarmanti anche quelli contenuti nel rapporto sullo stato del rischio del territorio presentato nel 2014 da Cresme (Centro economico ricerche sociali di mercato per edilizia e territorio) e Ance (l’associazione dei costruttori edili). In base a questo studio, la popolazione a rischio è aumentata, negli ultimi dodici anni, dell’1,3 per cento, quasi un milione di abitanti. Le famiglie esposte a pericoli sarebbero 410 mila e, nelle stesse aree, 451 mila abitazioni e oltre 166 mila edifici residenziali. Nella sola città di Napoli, sarebbero esposte a rischio potenziale 210 mila case e quasi 51 mila edifici.

I Verdi chiamano in causa «il saccheggio del territorio che per anni è avvenuto senza ritegno e senza controlli», come sottolinea il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che aggiunge: «Il territorio campano è malato perché è stata la politica di gestione del territorio del passato a essere malata.La cementificazione selvaggia e la mancanza di cura del territorio hanno prodotto i disastri di oggi». E scuotono il capo anche i geologi: il presidente dell’Ordine regionale, Francesco Peduto, punta l’indice contro «la crescita incontrollata dei centri abitati e delle periferie metropolitane nell’ultimo cinquantennio» E il Paese, rimarca, appare «ancora lontano da politiche efficaci di salvaguardia del territorio e delle vite umane».

*larepubblica

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