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Il burro benedetto

Burro

Da secoli ogni 25 marzo in occasione della Festa dell’Annunciazione sulle montagne biellesi dell’Alta Valle Elvo va in scena la benedizione del burro. Le proprietà curatrici di questo prodotto si tramandano da secoli tra mito e leggenda ma nel 2013 è arrivato anche il marchio Slow Food.

La benedizione del burro antico farmaco contadino

Tradizione biellese per la Festa dell’Annunciazione

BIELLA – Già nel 1600, all’alba di ogni 25 marzo, una lunga fila silenziosa di contadini si recava nei casolari più alti delle montagne biellesi per farsi consegnare un panetto di burro prodotto con la prima erba dell’anno. Il pacchetto veniva portato nella cappella Lauretana di Graglia dove il sacerdote impartiva la benedizione e poi conservato in cantina come una reliquia. Solo con il consenso del capofamiglia se ne poteva utilizzare pezzetto. Perché il burro benedetto serviva a curare un po’ di tutto: bruciature, vesciche, morsicature di insetti, ferite che avevano difficoltà a rimarginarsi e altri piccoli acciacchi.

Il Santuario  

Quattro secoli dopo, la chiesetta sulle montagne è diventata un Santuario, i panetti in carta da pacchi sono stati sostituiti da vasetti in vetro sterilizzati con il marchio di qualità Slow Food. Ma sulle montagne dell’Alta Valle Elvo, anche questa domenica (in occasione della Festa dell’Annunciazione), saranno ancora presenti in tanti all’appuntamento con la benedizione del burro della Madonna di Marzo. «Abbiamo preparato un centinaio di vasetti da distribuire – racconta Arcangelo Rosso Baietto dalla sua cascina di Netro -. Si tratta di un prodotto speciale realizzato dagli allevamenti della Pezzata Rossa d’Oropa, una razza bovina autoctona che si trova solo sulle montagne Biellesi».

Le qualità guaritrici del burro si perdono nella notte dei tempi. «Le farmacie si trovavano solo in città e chi viveva in montagna doveva arrangiarsi – racconta Enzo Clerico dell’ecomuseo Valle Elvo -. I nostri nonni avevano scoperto che il primo burro dell’anno aveva capacità curative se spalmato sulla pelle. La benedizione in chiesa trova origine e fondamento nel forte senso di religiosità presente in questi territori».

Guai a mettere in dubbio le reali proprietà curative del burro della Madonna di Marzo tra gli abitanti dell’Alta Valle Elvo. Non esiste famiglia che, tra le varie medicine dell’armadietto del bagno, non custodisca un vasetto benedetto il cui prodotto viene spalmato sulle ginocchia sbucciate dell’ultima generazione di nipotini.

Il marchio Slow Food  

Il fatto che tre allevatori locali continuino a produrlo esattamente come nei secoli scorsi, al «Burro a latte crudo dell’alto Elvo» è valso nel 2013 il marchio Slow Food . Ancora oggi il latte viene fatto raffreddare nel fraidél, piccolo fabbricato in pietra attraversato dall’acqua sorgiva. Il mattino seguente si raccoglie la panna con un mestolo in legno di betulla e si pone in una zangola in anch’essa legno: quella meno acida della sera prima si miscela con quella più acida del mattino. Appena eliminati i liquidi rimasti il burro viene sagomato in panetti ed immerso nell’acqua fresca della sorgente ad indurire.

Il Presidio, sostenuto dalla Comunità Montana, nasce con l’intento di far conoscere e favorire l’attività di coloro che han mantenuto in vita questo prodotto dalle caratteristiche organolettiche straordinarie, senza il quale si perderebbero anche le lavorazioni casearie conseguenti (toma magra e ricotte). I tre attuali produttori del Presidio fanno parte del gruppo LatteVivo, costituita da una decina di produttori di formaggi a latte crudo della Valle Elvo.

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lastampa/La benedizione del burro antico farmaco contadino EMANUELA BERTOLONE

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