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Il PD bresciano dice no alla riforma del Servizio Socio Sanitario Lombardo!

La legge di riordino del Servizio Socio Sanitario lombardo, approvata dal Consiglio Regionale in agosto (!) ha tutti i difetti del sistema precedente e non risolve i problemi che già esistevano.
Diversamente da quanto annunciava il “Libro Bianco”, la riforma non attiva i servizi territoriali, e la loro regia fuori dagli ospedali, e non dà risposte di cura opportune ai malati cronici.

Si accontenta di mettere alle Aziende Ospedaliere pubbliche l’etichetta di “ASST – Azienda Socio Sanitaria Territoriale”. Continua cioè a porre al centro della sanità regionale l’ospedale che, per sua natura e storia, non possiede né la strutturazione né le competenze necessarie per occuparsi del territorio: è infatti fuori dagli ospedali, là dove le persone vivono, che si devono trovare le risposte assistenziali e di cura opportune, con strumenti, approcci, modalità che agli ospedali proprio non appartengono. “Ospedalizzare il territorio”, cioè affidare la gestione del territorio agli ospedali, non è la risposta gestionale consona al bisogno di continuità assistenziale e allo sviluppo delle reti territoriali.
Tra l’altro, non viene attribuito alcun ruolo a quello che dovrebbe essere l’attore principale, il medico di medicina generale, che non viene coinvolto nella riforma, per lo meno non più di quanto prevede la convenzione nazionale della medicina di famiglia.

La riforma, inoltre, non attribuisce alle Aziende Socio Sanitarie Territoriali gli strumenti di governo necessari per coordinare la rete distrettuale dei servizi: gli accreditamenti, i contratti ed i controlli, per tutte le strutture, pubbliche e private, sanitarie e sociali, sono infatti governati dal “piano superiore”, dalle “ATS – Agenzie di Tutela per la Salute”. Agenzie, appunto, della Regione: quindi con un forte accentramento delle leve di governo a Milano (e la Lega, con il suo tanto decantato decentramento, dov’è?).

L’apparente lacuna circa i meccanismi di coordinamento della rete locale dei servizi ha però una spiegazione, implicita ma precisa: la chiave interpretativa sta infatti nel breve “Articolo 8 – Strutture private accreditate”, che introduce aperture a qualunque tipo di intervento privato (purchè in linea con la giunta!….), senza identificare chiare regole di salvaguardia per la qualità dei servizi. Il corollario è nel successivo “Articolo 9 – Modelli di presa in carico per il paziente cronico e fragile” che prevede modalità di remunerazione forfettaria agli enti che assumeranno la presa in carico onnicomprensiva di ampi gruppi di pazienti cronici: difficilmente riusciranno ad essere le Aziende Socio Sanitarie Territoriali, visti tutti i gravami burocratici cui soggiacciono e l’assenza di committenze e regole chiare.

Non basta: nonostante la tanto sbandierata attenzione al territorio della Lega, la legge di riordino ridurrà i distretti bresciani dagli attuali 12 a 3, e solo per tentare di tacitare il PD, visto che nella proposta originaria nemmeno c’erano: quanti sindaci in ogni assemblea o piano di zona distrettuale? Chiunque abbia fatto l’amministratore locale capisce al volo quanto difficile sarà una vera definizione del bisogno e della programmazione locale. Più facile prevedere un accentramento del livello decisionale.

Gli effetti perniciosi della legge sono molteplici ed il declassamento de facto del Civile di Brescia è, per noi bresciani, il più lampante: infatti, mentre dovrebbe occuparsi delle malattie più gravi e complesse, non solo per Brescia città e Hinterland ma per tutta la Lombardia Orientale, sulle sue spalle vengono caricati anche gravosi e impegnativi compiti, estranei alla sua esperienza e cultura.È facile prevedere che il privato, snello, a cui non è affidato nessun onere, che ha rapporti avviati con le università, riuscirà a fare innovazione, ricerca e sviluppo meglio di colossi pubblici, costretti a disperdere le proprie energie su più fronti.
Si sta mettendo a rischio la capacità degli Spedali Civili di essere l’hub per tutti gli spoke della Lombardia orientale, ovvero l’ospedale perno, pubblico, di tutti gli ospedali satelliti di una rete con un
territorio ben più ampio dell’intera provincia bresciana.
Con una metafora ciclistica, la riforma sta imponendo al perno di fare il raggio: se fossimo in bicicletta saremmo già per terra!

Attraverso una raccolta di “mi piace” sulla pagina facebook “No alla riforma del sistema socio sanitario lombardo” ecco, in sintesi, cosa il PD bresciano propone in alternativa:

SÌ AGLI SPEDALI CIVILI “AZIENDA OSPEDALIERA”
I grandi ospedali devono poter curare con efficacia i malati acuti e con patologie complesse, con necessità di servizi ad alta specializzazione

SÌ ALLA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO
I malati e i disabili cronici devono trovare risposte e servizi vicino ai luoghi di vita, con il potenziamento della medicina di famiglia. Va superata la sanità centrata unicamente sull’ospedale

SÌ SERVIZI DI QUALITA’
La riforma abilita qualsiasi ente privato alla “presa in carico” dei malati cronici: con quale garanzia di qualità?

SÌ AL COINVOLGIMENTO DEI COMUNI
Le comunità locali devono poter partecipare e influire sulla programmazione, gestione e controllo dei servizi sociali, assistenziali e sanitari.

 

*Dipartimento Provinciale Sanità. Conferenza Stampa 28 settembre 2015

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