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Unci: Auto Falcone sia esposta al Giardino Memoria di Palermo

I cronisti si associano all’appello della sorella del magistrato.

Palermo, 1 ott. – La Fiat Croma di Giovanni Falcone, simbolo doloroso della strage di Capaci, sia esposta nel Giardino della Memoria di Ciaculli, a Palermo. E’ l’appello rivolto al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, dal presidente dell’Unione Cronisti Italiani in accordo con la sorella del magistrato, Maria Falcone.

L’auto è oggi nella disponibilità del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che fa capo al Ministero di via Arenula. Le ragioni per accogliere la Croma distrutta nell’attentato mafioso sono nelle parole di Maria Falcone: “Il forte impatto dell’auto di Giovanni accartocciata dall’esplosivo rafforza la memoria dei martiri della lotta alla mafia, ricorda l’impegno di chi continua a lavorare con onestà e abnegazione e sarà da monito per le giovani generazioni che la visiteranno con le scuole, contribuendo a diffondere la cultura della legalità, che per i giovani si nutre anche di simboli a forte carica emotiva”.

“Rivolgiamo l’accorato appello al ministro Orlando – ha dichiarato il Presidente dell’Unione Nazionale Cronisti Italiani, Alessandro Galimberti – consapevoli della forza simbolica e della cultura dei valori civili e democratici che il Giardino di Ciaculli oggi rappresenta per l’intero Paese”.

Secondo il vicepresidente dell’Unci, Leone Zingales, “Palermo può costituire la sede naturale per un reperto così simbolico dell’ aggressione di Capaci, da cui è partita la riscossa dello Stato. La visione di quell’auto accartocciata dal tritolo servirà ai tantissimi giovani che già frequentano il Giardino della Memoria per non dimenticare le terribili vicende di quegli anni, accrescendo l’interesse alla loro conoscenza per una vera cultura della legalità”.

Nel Giardino della Memoria crescono decine di alberi piantati in ricordo di chi ha offerto la vita per la libertà dalla mafia. Tra i visitatori che hanno reso omaggio alla memoria collettiva, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – all’epoca giudice costituzionale – il predecessore Giorgio Napolitano, l’ex presidente del Consiglio Mario Monti durante il suo incarico, il presidente della Commissione nazionale antimafia, Rosy Bindi, oltre ai vertici nazionali della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Dia e dell’Esercito

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