Centro - cronaca

Roma, pioggia di esposti sulle spese di Marino: “In trattoria nei giorni di festa” GIOVANNA VITALE*

Le opposizioni si rivolgono alla procura e alla Corte dei conti. Attaccano il sindaco sui costi di rappresentanza e viaggi

PIOGGIA di esposti sulle spese del sindaco Marino: tutte le opposizioni — Fratelli d’Italia, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lista Marchini — annunciano che nei prossimi giorni in Procura si presenteranno per chiedere chiarezza su come il primo cittadino abbia speso — spesso di domenica o in giorni di festa come a Santo Stefano nel 2013 — i soldi dei contribuenti romani.
 

Fabrizio Ghera, capogruppo di FdI, va all’attacco e denuncia quel plafond della carta di credito portato da 10mila a 50 mila euro. E quella cena per sei persone del 26 dicembre 2013 all’Antico Girarrosto Toscano di via Campania è soltanto uno dei punti sotto osservazione: fino a ieri il titolare del locale  –  che adesso dice di non ricordare più con chi fosse il sindaco  –  era certo che Marino ci fosse andato con la famiglia, anche perché il locale è a poca distanza dalla casa della madre. Le opposizioni ipotizzano i reati di peculato e abuso di ufficio, il Campidoglio risponde con un secco “no comment”.

Eppure in questa vicenda vi sono davvero delle stranezze: le cene capitate spesso di domenica o nei giorni di festa, gli spuntini fatturati cinque mesi dopo averli consumati, incontri con medici del Gemelli, chirurghi dall’estero e parlamentari senza volto: tutti pasti consumati di preferenza nel ristorante a due passi da casa. Il Campidoglio due giorni fa ha pubblicato online quasi 500 pagine di estratti conto bancari, scontrini, ricevute di ristoranti e giustificativi forniti dal sindaco Marino per missioni istituzionali e colazioni di lavoro, sull’onda delle polemiche per l’ultimo viaggio negli Stati Uniti, ma a creare problemi al primo cittadino potrebbero essere i pasti fatturati nella città che amministra.

Quei 260 euro spesi per 6 persone la sera di Santo Stefano 2013: il sindaco ha sostenuto di aver ospitato “alcuni rappresentanti della stampa per illustrare le iniziative dell’amministrazione a carattere sociale per il periodo natalizio”, ma perché invitare i giornalisti per discutere di Natale quando Natale era già passato? In 25 mesi poi sono almeno 30 le cene consumate da “Archimede a Sant’Eustachio”, a pochi passi dalla casa del sindaco. Incontri spesso a due. E se i medici indicati nei giustificativi possono restare senza nome, forse i parlamentari ospiti del sindaco dovrebbero svelarsi. Quel “no comment” opposto finora dal Campidoglio potrebbe dover cambiare se i magistrati di Procura e Corte dei conti vorranno vederci chiaro in quelle fatture. Il rischio per il sindaco non sono i viaggi in Usa, ma le cene dietro casa.

 
*larepubblica

 

 

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