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Roma, mafia capitale: prorogati termini custodia cautelare per tutti gli imputati

MAFIA CAPITALE. I giudici della decima sezione penale hanno accolto la richiesta della Procura che sollecitava il prolungamento della carcerazione preventiva di altri due anni

Saranno prorogati i termini di custodia cutelare per gli imputati di Mafia Capitale. Lo hanno deciso i giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma accogliendo una richiesta avanzata giorni fa dalla Procura che sollecitava il prolungamento della carcerazione preventiva di altri due anni sia per chi deve rispondere di associazione mafiosa che dei reati fine (la corruzione ‘in primis’). Il provvedimento di sospensione dei termini, letto questa mattina nell’aula bunker di Rebibbia dal presidente Rosanna Ianniello, fa riferimento, infatti, a chi è detenuto in carcere e a chi si trova agli arresti domiciliari e vale “per tutto il periodo necessario per il dibattimento e per la sentenza”.

I termini, a questo punto, scadono per tutti nel maggio del 2019, giusto in tempo per scontare una eventuale condanna. Il collegio ha respinto le argomentazioni delle difese che, sollevando anche una questione di costituzionalità, ritenevano che quella della Procura fosse un abuso e una evidente forzatura e determinasse una disparità di trattamento fra quanti hanno già visto decadere la misura (e hanno potuto lasciare il carcere) e gli altri. La Procura, volendo evitare i rischi di una sentenza che potrebbe essere pronunciata con gli imputati già in stato di libertà, aveva auspicato il congelamento dei termini, alla luce della complessità dibattimentale, della gravità delle accuse e del numero degli imputati (39) sotto processo.

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NOTA:
Mafia italiana e appalti
Il rapporto tra mafia italiana e appalti è stato fondamentale nella costruzione del potere della mafia in Italia; soprattutto per quanto riguarda la gestione, amministrazione, esercizio illecita del sistema di aggiudicazione degli appalti pubblici in Sicilia e in altre regioni da parte di Cosa Nostra e delle altre mafie italiane.

Le continue indagini giudiziarie, i processi quasi settimanali, l’arresto dei prestanome e le confische delle proprietà dei malfattori mettono in rilievo sia la grossa consistenza economica sia la sua espansione su tutto il territorio. Questa attività mafiosa è servita sia per l’accumulo di enorme ricchezza sia per esercitare il controllo prepotente e sovente violento sul territorio.

Il controllo degli appalti pubblici è utilizzato dai delinquenti mafiosi per fornire lavoro nero ai suoi affiliati, eludendo l’autoregolamentazione sindacale dei rapporti di lavoro. In questo modo viene messo sotto controllo non solo l’appalto ma anche la gestione del lavoro e la speculazione sull’acquisto delle materie prime. La gestione mafiosa degli appalti pubblici ha anche favorito la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e ha accresciuto, con il voto di scambio, l’associazione mafiosa della classe politica con i gruppi criminali.

La corruzione perpetrata riguarda anche quelle persone che dovrebbero controllare la qualità delle opere pubbliche a fine lavori. Il gettito di denaro pubblico di cui i criminali si sono appropriati attraverso gli appalti pubblici, ha contribuito sia a finanziare il sistema mafioso con denaro pulito, che a riciclare il denaro sporco.

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