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Per le spese di Marino i pm di Roma valutano l’accusa di peculato. Accertamenti in stand by fino alla prossima settimana

Roma, 9 ott. – Non c’è fretta per l’inchiesta sulle spese compiute da Ignazio Marino. Le verifiche, partite dopo gli esposti di M5s e Fratelli d’Italia, sono alle prime battute. A piazzale Clodio si ribadisce che di per sè la vicenda è chiara, in parte già congelata con la pubblicazione di ricevute e scontrini.

L’eventuale restituzione da parte di Marino dei fondi non eviterebbe alcuna conclusione. “Nel caso dovrà esser valutato dal giudice, come attenuante. Sempre nell’ipotesi che si proceda”, viene ribadito. In ogni caso la “fattispecie” al vaglio è quella di peculato. E’ proposta nelle denunce che sono sul tavolo dei magistrati da giorni – si ricorda – ma non è ancora rubricata. Il fascicolo sul ‘caso’ è ancora un “modello 45” senza ipotesi di reato od indagati.

La delega alla squadra di polizia giudiziaria della Guardia di finanza per acquisire i documenti sarà firmata nelle prossime ore. Il pm Roberto Felici, d’intesa con il procuratore aggiunto Francesco Caporale e il capo Giuseppe Pignatone, non vuole affrettare i tempi. A breve non è in programma l’audizione o la convocazione di Marino, si aggiunge. Perché prima servono le carte, i documenti. Quei conti delle cene da spiegare? Forse. Ma anche qualcos’altro. Come gli estremi della carta di credito e dei limiti di spesa cambiati. Nessun dubbio però che le verifiche saranno compiute. Forse anche prima delle tre settimane che Marino ha per eventualmente ritirare le dimissioni.

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