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Aids – Valentino T., l’untore di Roma: «Non chiamatemi mostro, l’amore si fa in due»

La lista dell’untore di Roma si potrebbe allargare con due uomini, attuali compagni di due delle 16 ragazze gia contagiate. Un bilancio altissimo quindi, anche senza ipotizzare le tantissime altre, magari ancora inconsapevoli, che ha avuto modo di contagiare in 9 lunghissimi anni.

Valentino T., l’uomo che si è guadagnato l’etichetta di “untore di Roma” e che da un mese è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, continua a mantenere quello che il gip Alessandro Arturi (il giudice che ha firmato il suo arresto) definisce come un “comportamento compulsivo”. A tal proposito, infatti, ha dichiarato: “La compulsività dell’uomo è evidente non solo nel continuare a chiedere intimità non protette ma anche nel negare l’evidenza” ed intanto, perfettamente in linea con questa analisi, Valentino T., nel corso di un suo interrogatorio davanti al pubblico ministero Francesco Scavo, che lo ha riascoltato per contestargli le ultime accuse, ha detto:

Non fatemi passare per un mostro. In alcuni casi avrò agito d’impulso, forse con leggerezza. In altri però avevo avvertito le partner della mia sieropositività. Alcune ragazze le avevo messe in guardia. E comunque – azzarda – l’amore si fa sempre in due.

Allo stato attuale Valentino T. resta detenuto a Regina Coeli con l’accusa di lesioni gravissime dal momento che il Tribunale del riesame ha respinto la sua richiesta di scarcerazione.

UN PASSO INDIETRO.

Le indagini erano partite quando una delle sue vittime, venuta a conoscenza della sua condizione, decise di denunciarlo e, pertanto, il sostituto procuratore di Roma, Francesco Scavo, ne aveva disposto l’arresto immediato per lesioni gravissime avendo finto sulla sua condizione di salute. Condizione e cognizione che ha negato e nascosto sino all’ultimo, anche sotto interrogatorio delle Forze dell’Ordine alle quali, in corso di interrogatorio, aveva risposto: ‘Io malato di Aids? No, vi sbagliate’. Ma poi le indagini avevano portato ad accertare che, già nel 2006, Valentino T., si era recato presso l’Ospedale Spallanzani, specializzato in malattie infettive, e qui aveva appreso di essere sieropositivo da un anno.  

 

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