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Egitto: “Ecco la mia prima volta”. Turista solitaria lungo il Nilo abbandonato

La giornalista dell’Associated Press, Courtney Bonnell, ha deciso di visitare il Paese delle piramidi considerato oggi una meta a rischio per l’instabilità politica e condividere la sua esperienza di viaggio: l’unico problema l’ha avuto con i venditori ambulanti, troppo insistenti

“Sì, ho letto le news”, dice Courtney rispondendo ai messaggi degli amici e dei familiari, preoccupati per questo viaggio. L’Egitto non è più sicuro. Questo dicono le news dei telegiornali. Turisti messicani scambiati per terroristi e uccisi da una raffica di mitra delle forze armate, l’Isis alle porte, le tensioni politiche irrisolte da quando Mubarak è stato deposto e Morsi, e ora Al Sisi, sono al comando. 

Courtney Bonnell, americana, editor per l’agenzia internazionale AP, ha invaso Google e Tripadvisor di clic, cercando “È sicuro viaggiare in Egitto?” e alla fine si è decisa a prenotare con l’agenzia più quotata del sito. E ha raccontato la sua esperienza. Con una guida sempre al suo fianco non si è mai sentita in pericolo. È la guida che le consiglia le pose giuste per l’effetto ottico delle sue fotografie di vacanza più belle. Lei che tocca la punta della piramide e che bacia la sfinge durante la gita nel deserto. E lei sopra un cammello: cresciuta con una foto identica del padre che lo ritraeva in Egitto, in un viaggio del 1980, appesa alle pareti di casa, desiderava replicare lo scatto.

Fuori dal deserto, però, l’atmosfera cambia. Un Paese la cui economia ha vissuto per anni di florido turismo internazionale, sembra riprendersi con difficoltà nel post primavere arabe e dalla rivoluzione di piazza Tahrir, simbolo della protesta e della resistenza dei giovani egiziani per quasi due anni. Palazzi fatiscenti, semidistrutti e a volte semibruciati, sono lasciati lì al loro destino, con pezzi di muro che si staccano e nessuno che intenda demolirli e ricostruirli, almeno per ora. Spazzatura e sporcizia per le strade danno l’idea di un Cairo non più solo caotica ma anche, adesso, abbandonata.

Se da un lato la scarsità di turisti in giro costringe i venditori ambulanti dei mercatini ad attaccarsi con le unghie e con i denti ai quei pochi che vedono pur di non lasciarseli sfuggire, rasentando lo stalking che tanto ha spaventato la Bonnell, inseguita addirittura per 15 minuti (cosa normale, a dire il vero, in diversi bazar mediorientali), ci sono diversi vantaggi ad essere turisti solitari in un Paese dove tutti sconsigliano di andare: oggi nella terra di Nefertiti e Tutankamon si può godere di una vista privilegiata degli splendidi monumenti e delle tombe dei re e delle regine d’Egitto, senza folla. E si riceve un servizio migliore, come quello per 40 persone in una crociera di lusso sul fiume Nilo prevista, in tempi migliori, per 140 passeggeri. Ci si può anche arrampicare sulle piramidi, che si erano sempre e solo viste sui libri di scuola, per farsi fotografare senza il rischio che compaia qualcuno sullo sfondo all’improvviso a rovinare l’inquadratura.

Il senso, al di là dei pro e dei contro (con i primi che quasi sembrano prevalere sui secondi, nel momento in cui – ed è tuttora la cosa più probabile – al turista non accade nulla di veramente sgradevole), è di un Paese che guadagna solo apparentemente in bellezza, dall’assenza delle folle di viandanti colorati e rumorosi. Di un’aura rarefatta e irreale, persino più finta di quella “turistica” per antonomasia che tanto siamo abituati a criticare, da Roma a Parigi, da Capri a Carnaby Street, da Piazzale Michelangelo alla Fifth Avenue.  Un’esperienza che nonostante tutto non può che lasciare l’amaro in bocca: quello delle grandi occasioni perdute o che si possono perdere in un mondo non pacificato. Anche dove lo splendore dei monumenti resiste alla devastazione integralista

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