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Terra di fuochi non di patri, l’inquinamento mette a rischio la fertilità maschile

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Fertilità e Infertilità. Metalli, pesticidi, insetticidi danneggiano sperma e Dna. Una ricerca nei luoghi più contaminati d’Italia vuole scoprire in che modo. Per aiutare i maschi non fertili. E’ questo uno dei temi trattati su RSalute in edicola domani 24 maggio

COMBATTERE l’inquinamento aiuta a proteggere la fertilità, soprattutto maschile. E proteggere la salute dello sperma aiuta a tutelare l’ambiente. È il ragionamento alla base di Ecofoodfertility, un progetto di ricerca internazionale che indaga gli effetti di inquinamento e alimentazione sulla fertilità. Nasce dall’impegno di Luigi Montano, uroandrologo e ambientalista che lavora in Terra dei fuochi, dove l’emergenza ambientale è realtà quotidiana. “Mi sono formato a Pisa come andrologo – spiega Montano – ma mi sono anche perfezionato in Medicina ambientale. E lavorando ad Acerra ho cercato di capire quanto pesasse l’inquinamento sulla qualità del liquido seminale dei miei pazienti”. Dai primi segnali allarmanti raccolti sul campo – un calo nella mobilità degli spermatozoi, danni nel loro DNA – nasce un progetto ambizioso che coinvolge istituzioni come il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto Superiore di Sanità, oltre a diverse Università italiane e straniere. “Vogliamo confrontare lo sperma di chi abita in zone molto inquinate, come la Terra dei fuochi, Gela, Brescia, Piombino, Taranto e altre, con quello di soggetti che vivono in aree ambientalmente più sane”, spiega l’andrologo.

Il progetto. L’obiettivo del progetto è quello di definire dei parametri tali da mettere i medici in condizione di cogliere i primi segnali di allarme. “Le analisi epidemiologiche, come i registri dei tumori, servono ad analizzare danni già avvenuti, mentre il seme maschile è un vero e proprio sensore della qualità ambientale, oltre che un precoce indicatore dello stato di salute”, ricorda Montano. I dati preliminari di una ricerca retrospettiva già svolta e lo studio di biomonitoraggio (una valutazione complessiva dell’ambiente fatta utilizzando indicatori bioemetrici indagati direttamente sulla popolazione dei luoghi) in via di pubblicazione, sembrano confermare che nelle aree inquinate la qualità degli spermatozoi è inferiore. «Emergono anche alterazioni epigenetiche (alterazioni del Dna dovute all’ambiente, ndr) – avverte Montano – ci stiamo rendendo conto che lo sperma danneggiato può rendere più vulnerabili i bambini che nasceranno, e forse anche per più generazioni. Bisogna arrivare a ridurre in tempi brevissimi i tassi di inquinamento intervenendo sulle cause; e nel frattempo dobbiamo trovare il modo di difendere la popolazione”.

Sotto accusa i metalli pesanti. Tra gli accusati ci sono sia i metalli pesanti sia altri elementi che fanno parte della famiglia degli interferenti endocrini. «Sostanze prevalentemente di sintesi chimica, che interagiscono con i recettori per gli ormoni sessuali, con un effetto femminilizzante che interferisce sul corretto sviluppo degli spermatozoi», spiega Mauro Bologna dell’Università dell’Aquila, che tratterà questo tema al convegno Ambiente fisico, sociale e salute, che si terrà a fine maggio nel capoluogo abruzzese. E aggiunge: “Si tratta di pesticidi e insetticidi, primo fra tutti il DDT, ma anche di sostanze come il bisfenolo, utilizzate per la produzione della plastica». Il problema nasce dalla dispersione di questi materiali nell’ambiente o nelle acque, dove si degradano in microparticelle che compromettono la fertilità dei pesci, e poi rientrano nella catena alimentare; o può nascere dalla loro combustione a bassa temperatura, con un termovalorizzatore non adeguato”.

L’infertilità maschile. Il tema dell’infertilità maschile riguarda tutto il mondo industrializzato: si calcola che in Italia, il 20% circa delle coppie ha difficoltà a procreare per vie naturali, una percentuale doppia rispetto a venti anni fa: “E si tratta di numeri comunque sottostimati. Non sappiamo in realtà quante sono le coppie in difficoltà anche perché non esistono registri per le patologie dell’apparato riproduttivo”, osserva Montano. E non solo: il tema dell’infertilità, specie maschile, è ancora difficile da affrontare; chi ne soffre non va sempre e subito a chiedere aiuto. Mentre i medici insistono sull’importanza di intervenire presto per valutare i rischi, e proteggersi. Cosa che si può fare evitando l’accumulo di contaminanti, anche con l’alimentazione: il consiglio degli esperti è quello di abbondare in frutta e verdura che hanno effetti protettivi, “limitando il consumo di carni e grassi animali dove si concentrano gli inquinanti», ricorda Bologna. Tra gli studi promossi da Ecofoodfertility, ce n’è anche uno che analizza i possibili vantaggi di un’alimentazione con prodotti esclusivamente provenienti da agricoltura biologica. «Possiamo di sicuro già dire che è importante evitare fumo ed eccessi alcolici – conclude Montano – e dormire a sufficienza per non accumulare stress”.

vivicentro.it/salute –  Terra di fuochi non di patri, l’inquinamento mette a rischio la fertilità maschile PAOLA EMILIA CICERONE

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