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Circondati dalle onde elettromagnetiche, ma la scienza assolve il wi-fi

onde elettromagnetiche
                                                         Onde elettromagnetiche

Radiazioni. Insonnia, allergie, rossori, mal di testa difficoltà a concentrarsi. Li lamentano migliaia di persone. Che incolpano le reti e le onde elettromagnetiche, ma non ci sono prove

Prendi in mano il tablet per controllare la mail, e ti viene la nausea. Non perché ti immagini chissà quale messaggio nella casella di posta elettronica. Ma perché sei allergico al Wi-Fi. O per essere più precisi, perché sei una di quelle persone che ritiene di soffrire di una particolare condizione: quella che l’Oms chiama ‘ipersensibilità elettromagnetica’, o EHS

Le fonti di radiazione

Una specie di intolleranza. Una sorta di intolleranza che si svilupperebbe in presenza di campi elettromagnetici, come quelli generati appunto dalla connessione senza fili. Una sindrome non riconosciuta ufficialmente in Italia, così come in tutti i paesi europei ad eccezione dell’Austria, e che per la scienza non è mai stata dimostrata in modo inequivocabile. Ma che però mette in ansia l’opinione pubblica e conta ugualmente un certo numero di vittime, vere o presunte: la prevalenza della EHS varierebbe tra i pochi casi per milione al 5 per cento della popolazione, a seconda dei paesi e anche dei modi in cui viene misurata. In uno studio condotto in California nel 2002 su oltre duemila persone, l’ipersensibilità era dichiarata dal 3,5 per cento del campione. In Svezia, nella regione di Stoccolma, la prevalenza era dell’1,5 per cento. In Inghilterra, su 20 mila persone, del 4 per cento, in Svizzera del 5. A Taiwan, addirittura del 13,4 per cento. Insomma: dati molto variabili per un fenomeno che anche gli esperti definiscono complesso e sfuggente.

La distribuzione delle reti in Italia

I sintomi. Eppure i sintomi sono reali, così come sono reali le persone che li manifestano. Uno studio, condotto da Martin Roosli dell’università di Basilea, parla di mal di testa, nausea, difficoltà di concentrazione, nervosismo, stanchezza, disturbi del sonno. Altre ricerche riportano invece bruciori, arrossamenti e chiazze sulla pelle, palpitazioni e problemi digestivi. Sintomi variabili e così generici che, per quanto si sia applicata a cercare una spiegazione univoca, la scienza non è mai riuscita a dimostrare nulla.

Lo studio. A fare il punto sulla ipersensibilità elettromagnetica ci ha provato un gruppo di ricercatori dell’istituto di Psichiatria del King’s College di Londra, guidato da James Rubin, che ha pubblicato i suoi risultati sulla rivista Bioelectromagnetics. Rubin ha esaminato un totale di 46 studi su oltre mille persone soggette alla cosiddetta Intolleranza ambientale idiopatica, nello specifico una ipersensibilità ai campi elettromagnetici. Ebbene, in nessuno è stata trovata l’evidenza definitiva che imputi i sintomi lamentati alla presenza di campi elettromagnetici. Per dare una spiegazione ai malesseri, che pure sono evidenti, i ricercatori tirano in ballo l’effetto nocebo (l’opposto del più famoso effetto placebo), secondo cui il solo fatto di sapere che si è in presenza di un agente considerato pericoloso per la salute è sufficiente a scatenare sintomi anche gravi.

Ipersensibilità al Wi-Fi. “Ipersensibilità al Wi-Fi significa semplicemente che un individuo è sensibile a quantità di radiazioni elettromagnetiche inferiori rispetto a quanto accade nella popolazione normale. E il fatto che questa sindrome non sia riconosciuta come malattia – spiega però Maria Grazia Petronio, vice presidente naz. dell’Associazione Isde-Medici per l’ambiente – non deve farci dimenticare le persone che accusano una sintomatologia reale, che chiedono di essere prese in carico e che invece non trovano risposte”. È vero che il Wi-Fi genera un campo magnetico estremamente basso, avverte Petronio, ma è anche vero che si tratta di una tecnologia relativamente nuova, ed estremamente diffusa.

I bambini. Un rischio seppure minimo ma con un’alta esposizione è comunque un problema. A fare particolare attenzione, continua Petronio, dovrebbero essere i più piccoli, per un possibile effetto accumulo quando i bambini di oggi saranno adulti. “La sempre maggiore esposizione alle radiofrequenze nelle scuole – scrivono poi tre ricercatori svedesi sull’ultimo numero di Reviews on Environmental Health – è preoccupante e necessita di maggiore attenzione. Gli effetti a lungo termine sono sconosciuti. Genitori, insegnanti e dirigenti hanno la responsabilità di proteggere i bambini da esposizioni non necessarie”.

Gli effetti sulla salute

Non ci sono prove. Ma l’ultimo rapporto dello Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks (Scenhir) della Commissione europea ribadisce che non ci sono prove. E, commenta Maria Rosaria Scarfì dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del CNR, che ha parteci- pato allo studio: invocare il principio di precauzione secondo cui, in assenza di una valutazione completa del rischio, è bene adottare un atteggiamento prudente, evitando in questo caso l’esposizione alle reti wireless, non è corretto: «È vero che il Wi-Fi è una tecnologia relativamente recente, ma sempre di campi elettromagnetici stiamo parlando. E questi si conoscono da tempo. La connessione senza fili a Internet è uno strumento prezioso. In assenza di prove certe, accusarla di rappresentare un pericolo non ha alcun senso».

vivicentro.it-salute-e-scienze / Circondati dalle onde elettromagnetiche, ma la scienza assolve il wi-fi di ELISA MANACORDA

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