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Trivelle, Grossi : “Al referendum si deve votare”

Grossi, presidente della Corte Costituzionale

Grossi, presidente della Corte Costituzionale: “Partecipazione fa parte carta identità del cittadino”

ROMA – Al referendum sulle trivelle “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino”. Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale*, Paolo Grossi *, interpellato nella conferenza stampa dopo la relazione annuale.

Intanto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, non scioglie ancora la riserva – tra non voto e voto no – sulla propria scelta al referendum di domenica 17 aprile sulle trivelle. “Io sono convinto della strumentalità di questo referendum – ha detto Galletti a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’accademia nazionale di Agricoltura a Bologna -. Il referendum è su un argomento molto limitato. Tocca solo le piattaforme che sono già in funzione entro le 12 miglia (stiamo parlando di una piccolissima parte di quelle operanti in Italia) e tende a regolare la durata di queste. E’ chiaro che si vuole fare una battaglia politica di un altro tipo”.

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Una posizione criticata anche da alcuni esponenti del Pd. “Le dichiarazioni del ministro dell’ambiente galletti sulla sua scelta di partecipazione o meno al referendum sono a dir poco opinabili”, ha detto Davide Zoggia della sinistra Pd, a margine di un’iniziativa per il sì al referendum di domenica prossima.

NOTE:

  • Paolo Grossi
    Paolo Grossi è un giurista e storico italiano, Presidente della Corte costituzionale dal 24 febbraio 2016.
    Data di nascita: 29 gennaio 1933 (età 83), Firenze
  • Corte costituzionale della Repubblica Italiana
    La Corte costituzionale, nel sistema politico italiano, è un organo di garanzia costituzionale[2] cui è demandato il compito di giudicare la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, dirimere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri di dette istituzioni e tra le Regioni stesse, ed esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del presidente della Repubblica. Prevista già nel dettato costituzionale del 1948 all’articolo 134,[2] trovò attuazione solo nel 1955 a seguito della legge costituzionale 1/1953 e della legge ordinaria 87/1953[3] e tenne la sua prima udienza nel 1956. La sua sede è a Roma, al palazzo della Consulta, da cui si attribuisce alla Corte l’informale nome, per metonimia, di Consulta.
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