Politica

Sì alla legge di Stabilità, ma la ripresa rimane incerta. GIANLUCA LUZI*

Con l’approvazione della legge di stabilità su cui il governo ha posto la fiducia si conclude per quest’anno l’attività del Parlamento che ha approvato tutte le riforme proposte dal presidente del consiglìo, dall’Italicum al Jobs act alla riforma del Senato.

Renzi farà il bilancio dell’attività di governo nella conferenza stampa di fine anno il 29 dicembre. Contrariamente a quanto aveva sperato e annunciato fino a qualche settimana fa non potrà vantare una crescita economica di un punto percentuale, ma scommetterà in un aumento vicino al 2 per cento l’anno prossimo. Prospettiva incerta, come sanno anche il ministro Padoan e lo stesso premier.

Troppe sono le variabili che giocano nella ripresa economica per scommettere su cifre certe sin da ora. La legge di stabilità supera di almeno cinque miliardi le intenzioni della vigilia e gran parte dei 35 miliardi sono finanziati in deficit portando così al 2,4 per cento il rapporto deficit/Pil. Bruxelles c’è lo consentirà? Lo sapremo solo in primavera, altrimenti Renzi dovrà mettere mano a una manovra di aggiustamento.

Gran parte del successo nelle fondamentali elezioni di primavera (Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli), dipendono proprio da questo e dal calo della disoccupazione. C’è la variabile paura, legata al terrorismo e alla sempre più massiccia ondata migratoria, a frenare tra le altre cause la ripresa economica. E ad alimentare la speculazione sulla paura delle destre populiste a cui si aggiunge il populismo Cinquestelle. E ultimamente a mettere paura a Renzi si è aggiunto lo scandalo dei piccoli istituti di credito che si sono dimostrati castelli di carta.

Gli investitori in qualche modo turlupinati, che hanno perso i denari investiti, furibondi contro il governo per il decreto salva-banche, sono una variabile incontrollabile. Come si è visto ieri a Roma dove sono scesi per dimostrare contro governo, Bankitalia, Consob e per chiedere disperati gli interventi di Mattarella e del Papa. La mossa di Renzi di nominare il magistrato anticorruzione Cantone come arbitro per gli eventuali risarcimenti non sembra averli minimamente calmati. Rivogliono i soldi e basta. E di sicuro non ridaranno il loro voto a Renzi. Casomai lo dirotteranno verso Salvini o i Cinquestelle che infatti erano in piazza per piazzare le loro “obbligazioni” politiche.

Si prospetta un inizio anno agitato. E lo spettro del l’ingovernabilità come in Spagna si fa sempre più minaccioso. Smessa la mimetica che ha indossato per salutare la missione militare italiana in Libano, e tolto il caschetto in dotazione per inaugurare la variante di valico finalmente completata, Renzi dovrà darsi da fare per portare a casa risultati concreti soprattutto in economia, molto al di là dei buoni culturali da cinquecento euro per i neo diciottenni. Un provvedimento nella legge di stabilità che non a caso è stato definito una mancia elettorale propagandistica.

*larepubblica

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