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Renzi: referendum ultima occasione per il Paese. Se perdo cambio mestiere

Chiara Appendino con Matteo Renzi e Sergio Chiamparino
Chiara Appendino con Matteo Renzi e Sergio Chiamparino

“Se perdo il referendum cambio mestiere”. A dirlo è il premier Renzi durante la visita-maratona a Torino. E’ una frase che descrive l’approccio al voto del 4 dicembre. “Il referendum è l’ultima occasione per cambiare le cose”, spiega nell’intervista pubblica a Massimo Gramellini. Da registrare il feeling con la sindaca Chiara Appendino, con cui ha parlato di politica e G7 pranzando con caviale di tartufo. Dal barometro di Nicola Piepoli una notizia in chiaroscuro per il premier: il Sì è in rimonta ma la sua fiducia personale è al 33%.

Renzi: se perdo cambio mestiere

Il premier: referendum ultima occasione per il Paese. L’Ue apre sulla flessibilità

TORINO – «La partita non è facile» ammette. Eppure «una vittoria del no vuol dire buttare via l’ultima occasione in trent’anni per cambiare le cose». Alla fine della giornata torinese, dopo aver dribblato l’argomento sia durante l’incontro con gli imprenditori sia nella visita allo stabilimento della Thales Alenia Space, per Renzi arriva il momento di affrontare il referendum. Si parte da un dato di fatto: dall’Ungheria alla Colombia, passando per la Brexit, quando si è andati al voto ha vinto il rifiuto per chi sta al governo. Il premier lo sa, «è un tema impressionante. Però io non ho paura dei miei concittadini e non ho paura della democrazia» dice nell’intervista pubblica con Massimo Gramellini all’Unione Industriale.

Sulla data del 4 dicembre la stampa internazionale continua ad allungare ombre: dopo Cameron, Renzi sarà la nuova vittima scriveva ieri il Guardian, che s’aggiunge a Financial Times e Wall Street Journal. Renzi taglia corto: «Credo non abbiano mai avuto una perfetta percezione dei problemi italiani». Gli industriali in platea, invece, sì. Si sono lamentati, ma ora applaudono quando il premier rivendica le misure economiche, dagli 80 euro «non sono una mancia», dice, agli sconti per chi investe passando dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa e il Jobs Act. «Abbiamo fatto un sacco di errori, però le cose si stanno muovendo». E «criticare è bello, ma è più bello sporcarsi le mani e provare a cambiare». È una frecciata ai nemici interni – «D’Alema? Non penso che possa aprirsi una fase di duello con lui, mi piacerebbe confrontarmi con Berlusconi» – ma anche «ai leoni da tastiera» che una volta al governo si trovano in difficoltà. Riferimento chiaro al caso Raggi e agli affanni romani dei Cinque Stelle, e il premier puntualizza: «Non parlo di questa città».

Il patto per Torino  

A Torino, infatti, il barometro dei rapporti con la sindaca Appendino segna il sereno. I due si sfiorano in mattinata- «Cara Chiara», saluta Renzi dal palco – e il caffè al grattacielo di Intesa Sanpaolo si trasforma in un pranzo. C’è feeling e, sul tavolo, argomenti pesanti: dal G7 dell’Industria, che il prossimo anno sarà sotto la Mole, ai fondi per lo sviluppo delle infrastrutture. «L’incontro è andato bene, abbiamo parlato del patto per Torino. Sul modello di quello di Milano immaginando qualcosa per la nostra città», sorride la sindaca, che dà del «tu» agli industriali e, davanti al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, rilancia l’idea delle «free tax area».

La nuova Leopolda  

Prima il premier era passato alla scuola del Cottolengo, «uno dei luoghi più belli d’Italia» dove tra i maestri e gli educatori promette che «valorizzerà l’insegnamento di sostegno». E poi la tappa alla Thales Alenia Space Italia, il centro simbolo delle attività spaziali, al lavoro su Cygnus e ExoMars, che prepara la missione su Marte del 2020. «Possiamo essere un Paese leader anche nell’innovazione», dice. Ma quello è il futuro. Il presente si chiama referendum: mancano meno due di mesi e per lanciare la volata, al giro di boa – dal 4 al 6 novembre – il presidente del Consiglio si riaffiderà alla Leopolda. Si potrà discutere anche di legge elettorale: «Il ballottaggio per me è giusto. Ma vogliamo eliminarlo? Vogliamo cambiare la legge elettorale? Bene, discutiamone. Ma non mi si dica che l’Italicum è antidemocratico». Mano tesa pure agli elettori dell’opposizione: «Un fracco di gente della Lega e dei Cinque Stelle, quando leggerà il quesito referendario, voterà sì».

L’appoggio di Boccia  

Di sicuro, lo farà la Confindustria. «Al referendum ci auguriamo che vinca il sì perché quando prendiamo una posizione non lo facciamo per un atto formale, ma perché ci crediamo», scandisce il presidente Vincenzo Boccia chiudendo l’assemblea che segna il passaggio di testimone tra Licia Mattioli e Dario Gallina al vertice dell’Unione industriale. Non è la riforma perfetta, ammettono parecchi degli industriali presenti in sala. E lo sa anche il premier. «In futuro – dice – Ci sarà lo spazio per migliorare e intervenire».

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