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Il referendum finisce in tribunale

Renzi mostra la scheda per votare al referendum
Renzi mostra la scheda per votare al referendum

La disputa sul quesito del referendum costituzionale finisce in tribunale. Cinque Stelle e Sinistra italiana affermano che la scheda è una truffa “ingannevole” ai danni degli elettori e presentano ricorso al Tar per ottenerne la modifica. Ora il referendum è appeso a una sentenza, anzi a due: dopo il Tar dovrà esprimersi anche il Consiglio di Stato. Il Quirinale getta acqua sul fuoco e precisa: “C’è già stato l’ok della Corte Costituzionale”.

“Referendum, scheda-truffa”. Il ricorso finisce in tribunale

Iniziativa di M5S e sinistra, replica del Quirinale. Oggi l’udienza al Tar. Il premier Renzi: il testo non è marketing. Benigni: se vince il No peggio di Brexit

ROMALe prime proteste si sono fatte sentire il giorno stesso in cui, un paio di settimane fa, il premier Renzi ha mostrato in tv la scheda pe – r votare al referendum. Ieri, la polemica contro il quesito del sì o no alla riforma costituzionale si è spostata da tv e social network dentro le aule di Tribunale: con un ricorso al Tar del Lazio contro una formulazione definita «spot pubblicitario» a favore del governo, promosso dai senatori Vito Crimi del M5S e Loredana De Petris di Sel-Sinistra italiana, e gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, esponenti del Comitato liberali per il no. L’iniziativa, che sarà discussa in udienza oggi alle 12, ha acceso una campagna referendaria già agitata ieri dalle dichiarazioni del premio Oscar Roberto Benigni a favore del sì.

Il testo è «una truffa, una propaganda ingannevole», reclama Crimi: secondo i quattro autori del ricorso «il quesito predisposto dal Quirinale non tiene conto di quanto stabilito dall’articolo 16 della legge 352-1970», quella cioè che regolamenta il referendum. In particolare, non riporta «specifica indicazione degli articoli revisionati e di ciò che essi concernono». Un richiamo al Quirinale che non passa inosservato: tempo qualche ora, e ambienti del Colle mettono in chiaro un po’ piccati che l’attribuzione del quesito alla presidenza della Repubblica è impropria, visto che il testo «è stato valutato e ammesso dalla Corte di Cassazione» e «riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento». Precisazione non sufficiente per l’avvocato Palumbo: «Mi sembra si stia volutamente tentando di fare confusione», commenta. Dal governo, in difesa della scheda elettorale scendono Renzi («nessun genio del marketing: è il testo della riforma su cui entrambi i fronti hanno già raccolto le firme») e la ministra Boschi («mi aspettavo una polemica su qualcosa di non corretto o non chiaro, non si può aver paura della verità»).

Ma mentre critiche e accuse di una «scheda-truffa» piovono da tutto il fronte del no, il premier incassa un endorsement di peso. Quello di Benigni, che in primavera si era detto «orientato al no», poi aveva preannunciato il sì e ieri, alla trasmissione tv «Le Iene», ha confidato che la bocciatura della riforma sarebbe addirittura «peggio della Brexit, se vince il no il giorno dopo ti immagini? il morale va a terra», per cui «è indispensabile che vinca il sì». Argomentando che «i costituenti stessi hanno auspicato di riformare la seconda parte» e che la nostra resterà «la Costituzione più bella del mondo». Parole biasimate in blocco dalle opposizioni. Il più velenoso, l’attacco del forzista Renato Brunetta: «Anche Benigni tiene famiglia».

Ecco come sarà la scheda per votare

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