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Oggi Renzi lancerà la sua sfida all’Europa

Renzi insieme alla moglie Agnese al cimitero monumentale di Arlington, in Virginia
Renzi insieme alla moglie Agnese al cimitero monumentale di Arlington, in Virginia, dove ha reso omaggio al Milite ignoto. Il premier è stato accolto da 19 salve di cannone

Con alle spalle la festa alla Casa Bianca, Renzi arriva oggi a Bruxelles per il Consiglio Europeo. L’approccio è di sfida: su manovra e migranti il premier va all’attacco.

Renzi accende la sfida a Bruxelles: “Infrazioni a chi respinge i migranti”

Da Washington il premier avverte l’Unione: manovra finanziaria molto seria. E rilancia: siamo in credito, per bocciare la legge dovrebbero dire no ai fondi per Amatrice

WASHINGTON – Ora che la «festa» è finita, Matteo Renzi potrebbe godersi il successo, magari far capire perché il presidente degli Stati Uniti è stato così generoso con lui, ma la sirena delle vicende domestiche finisce per risucchiarlo, inesorabilmente.

Seduto su un divano dell’ambasciata italiana, il presidente del Consiglio incontra i giornalisti per una chiacchierata e ovviamente, in premessa non può che compiacersi per «il rapporto straordinario» allacciato con Obama, per il risultato politico «tecnicamente incredibile» determinato dalla accoglienza che gli ha riservato il presidente Usa, ma appena qualcuno prova a stuzzicarlo sui «rumors» che parlano di una possibile bocciatura della legge di Stabilità da parte di Bruxelles, il presidente del Consiglio si inalbera e dà avvio ad una raffica di battute taglienti: «Abbiamo fatto una manovra molto seria con un rapporto del 2,3% e come al solito ricompaiono le «perplessità», i portavoce anonimi che obiettano, che minacciano bocciature… Ma Bruxelles dirà di no su cosa? Sui soldi per Amatrice? O su quelli per una scuola? O sui 2 miliardi in più per la sanità? Bene, me lo dicano, mi mandino due righe scritte: questo o quest’altro non va bene!».

Renzi, reduce dagli allori della Casa Bianca, è così «carico» che arriva a rilanciare: «Ma la relocation (la ridistribuzione dei migranti nei Paesi Ue, ndr) dov’è? Noi aspettiamo una procedura di infrazione», brevissima pausa e poi conclude: «… per quei Paesi che non fanno la relocation!».

Dunque il messaggio a Bruxelles è lanciato: se immaginate di fare una lettera di richiamo all’Italia, dovete aprire una procedura di infrazione a tutti quei Paesi, tanti, che non hanno rispettato la decisione del Consiglio di ridistribuire i migranti già arrivati in Europa e che in quantità consistenti si trovano in Italia. Renzi evita accuratamente di alludere ad altre infrazioni, suscettibili di procedura, come il surplus commerciale della Germania, o come lo sfondamento sul deficit della Francia. Non pesta piedi importanti perché punta a far passare la flessibilità sui migranti, mettendo sul piatto le inadempienze altrui proprio su questo dossier. Al fondo dei pensieri c’è sempre la madre di tutte le battaglie: quella per il referendum. Una sconfitta in Europa e una minore disponibilità finanziaria non aiuterebbero e, alla luce delle reazioni in Italia alla grande accoglienza di Obama, a Renzi forse è venuto un dubbio: un certo eccesso di enfasi potrebbe rivelarsi un boomerang. E a chi gli chiede se voglia ridimensionare l’endorsement, lui risponde: «No, non freno assolutamente!». Teme forse che faccia breccia il tema dell’ingerenza americana? «Ma no. Con Obama, di referendum abbiamo parlato un attimo prima, ma non sta né in cielo né in terra che tutta questa accoglienza sia stata organizzata come uno spottone per il referendum! Ma di che stiamo parlando? Se arriva una domanda sul referendum, ovvio che Obama risponde come ha risposto».

In Italia c’è chi, come Renato Brunetta, è arrivato a dire che, dopo l’intervento sulla Brexit, Obama porterebbe «sfiga»… Renzi replica: «Ma dai, ragazzi! Stiamo parlando del presidente degli Stati Uniti e mi parlate di Brunetta? Capisco che non funziona, che non c’è notizia a spiegarvi che è stata una festa degli Obama che lasciavano, che è andato tutto bene e che l’Italia è tornata affidabile». E sull’accoglienza «da star», Renzi fa sapere che Obama lo informò di chiudere la sua presidenza con una cena di Stato in onore dell’Italia in primavera, «quando la vicenda del referendum era lontana».

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