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Matteo Renzi teme la sconfitta ai ballottaggi

Matteo Renzi teme la sconfitta ai ballottaggi

Matteo Renzi teme i ballottaggi. La linea dei dem: avanti con il corteggiamento a Pisapia

Renzi teme il flop ai ballottaggi. A rischio le roccaforti rosse

ROMA – C’è un motivo per cui ieri Matteo Renzi è rimasto silente fino a sera ed è corso ad Amatrice con Zingaretti invece di analizzare i dati. È forse lo stesso per cui i suoi scudieri non hanno posto troppa enfasi su queste elezioni comunali, limitandosi a frasi di circostanza tipo «ventre a terra» per il secondo turno, oppure «siamo in partita». Quel motivo è da ricercare in una paura inconfessata ma ben presente a tutti i big del Pd: quella che tra due settimane il computo finale delle comunali 2017 possa terminare con una perdita secca.

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I più sinceri e spigliati dei fiorentini vicini al segretario lo dicono senza mezzi termini, anche se al riparo dall’anonimato: «Il rischio che i ballottaggi vadano male c’è tutto». Certo, la sconfitta dei 5Stelle è una bella soddisfazione, «ma è parziale, perchè le valutazioni si fanno alla fine». Posto che si va al ballottaggio in 22 comuni capoluogo, di cui 16 vedono in testa il centrodestra, le analisi di queste ore che rimbalzano tra il Nazareno e le colline toscane sono di questo tenore: i ballottaggi sono tutte tombole, noi ci dividiamo e il centrodestra unito vince, la platea elettorale è indefinita e la poca affluenza penalizza il centrosinistra. «Ormai non è facile confermarsi al primo turno, non c’è più il voto ideologico, aggiungi che l’astensione penalizza noi perché son tutti incavolati per la scissione…», sbotta un dirigente impegnato «ventre a terra» in Liguria. Dove a Genova il candidato che accorpa Pd, Mdp e la sinistra, tranne Cofferati e Civati, totalizza il 34%, ma il 18% dei grillini può confluire sulla destra e farla vincere.

E se anche La Spezia è messa male, meglio non stanno in Toscana. Nei tre capoluoghi Pistoia, Lucca e Carrara si va al ballottaggio e sono tutti e tre a rischio. E lì, come in altre parti d’Italia, la tendenza di elettori di destra e grillini a coalizzarsi contro il Pd può replicare l’effetto Roma e Torino.

Ecco perché Renzi preferisce restare defilato e non è detto si faccia vedere nelle piazze dove si vota, anche per non dare ai ballottaggi una valenza politica nazionale. Confidando che magari sia meglio una misura popolare di tanti comizi. Domani alla Camera diventerà legge la riforma del processo penale e «ci mettiamo la fiducia anche perchè tra le tante norme c’è pure l’ aumento delle pene per furti e rapine, un tema non irrilevante», nota Alessia Morani.

Dunque il segretario non prepara per ora una discesa in campo a tappeto. «Noi intendiamo mantenere la stessa strategia anche al secondo turno», confessa Matteo Ricci, responsabile enti locali Pd. «Diamo una mano dove serve. Ci sono realtà dove sarà importante ricompattare l’elettorato di centrosinistra, come a Spezia dove ci sono cinque candidati. Ma al secondo turno vince chi ha l’elettorato più mobilitato», ammette. Confermando indirettamente il timore di un’astensione ben più marcata.

E se è vero, come dice Ricci, che le coalizioni «sono fatte più con liste civiche che non con partiti, che Mdp ha presentato il suo simbolo solo all’Aquila,», è vero pure che il corteggiato speciale di qui in poi sarà Giuliano Pisapia. Il mantra di queste ore è che «senza il Pd non c’è centrosinistra», il tema nei prossimi mesi sarà come allargare il fronte riformista, «guardando al civismo moderato alla Pisapia, così come al civismo di centro» alla Calenda.

E c’è un motivo in più tra le pieghe del sistema uscito dalla Consulta per il Senato se la legge elettorale è congelata e uscirà dai radar e dal calendario: che al Senato c’è la soglia di sbarramento dell’otto per cento, ma per i partiti coalizzati scende al tre, «e quindi Pisapia avrà tutto l’interesse a coalizzarsi…» è la scommessa dei renziani.

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