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La sfida della Francia: Manuel Valls, presenta la sua agenda per il Paese

Valls_Schaefer_Munich_Economic_Summit_2015_(cropped) Kommunikation BMW Stiftung Photographer Lorenz Böck - Opera propria CC

L’ex premier socialista Manuel Valls, uno degli sfidanti di Marine Le Pen, presenta la sua agenda per il Paese, che vuole “più sicuro e laico”. A Londra la premier Theresa May illustra il manifesto per il Regno Unito e promette: “Un governo forte per sostenere la classe media”.

Valls: “La mia Francia sarà più sicura e laica”

L’agenda dell’ex premier socialista e candidato alle primarie: giustizia sociale e più poliziotti. Ma non convince i giovani

LIÉVIN (PAS DE CALAIS) – Una voce da ragazzina urla in un microfono: «Benvenuti nel nostro bacino minerario, dove batte ancora il cuore della sinistra». Tra le vetrate del municipio di Liévin e i suoi dipinti, ispirati al mito dell’eroe-minatore che fu, scatta inarrestabile l’applauso, rivolto all’ospite, Manuel Valls, che si fa attendere, ma a un’idea di sinistra, fiera e auto celebrativa. Ecco, il popolo della gauche, in questa domenica mattina, vuole ascoltare l’ex primo ministro (ha lasciato l’incarico da poche settimane), che doveva rottamare il socialismo francese (e si è ritrovato fra le mani gli attentati e una crisi economica infinita). Valls l’ex sindaco di Évry, dal 2001 al 2012, sobborgo popolare di Parigi, dove si trasferì con la famiglia. L’ex ragazzo degli anni Ottanta, già socialista, ma rocardiano e visceralmente anti-comunista (la socialdemocrazia di Michel Rocard, temuta da François Mitterrand). Oggi, portatore di due esigenze, la sicurezza e la laicità, da conciliare con l’idea di sinistra.

Lui, Valls, può diventare presidente? Fuori dalle vetrate del palazzo municipale, inizia una distesa di casette in mattoni rossi, e gelidi giardini. Liévin, nel Nord profondo della Francia, ha 32 mila abitanti e i fregi liberty di alcune palazzine non devono trarre in inganno: la prosperità delle miniere è solo un amaro ricordo. Da sempre roccaforte socialista, è cittadina ordinata e senza degrado apparente. Ma un abitante su quattro vive sotto la soglia di povertà. Gianni (il nonno venne da Enna a estrarre il carbone) e Thomas sono sportivi, studenti universitari di Scienze motorie. Di sinistra («mai voteremo la Le Pen»), non sanno ancora se il 22 gennaio parteciperanno al primo turno delle primarie della gauche, dove Valls se la vedrà con due rappresentanti della sinistra del suo partito, Arnaud Montebourg e Benoît Hamon.

Thomas legge il dépliant con i punti principali del programma di Valls. S’innervosisce: «Possibile che al primo posto ci sia la “sicurezza dei francesi”? Dice che vuole portare al 2% del Pil il bilancio della difesa. Ma qui abbiamo altre priorità». Secondo punto: «Rinnovare il patto laico». Valls è il politico francese che più insiste su questo, forse il frutto di anni di militanza nella massoneria, di cui parla senza remore, né vergogna.

Per Gianni «è esagerato: l’identità religiosa esiste e deve convivere con una laicità tollerante». Marie-José, 68 anni, professoressa in pensione, la pensa diversamente: «Sono molto più a sinistra di Valls e non ho la tessera socialista, ma sono completamente d’accordo con il suo spirito laico. Una donna musulmana con il velo la tollero, ma mi fa tristezza». Jean-Marie, 60 anni, operaio, affiliato socialista, dice che «Valls di fronte ai terroristi non ha calato le braghe. Io apprezzavo anche la sua proposta di decadenza di nazionalità per i jihadisti, che condivideva con François Hollande e poi hanno abbandonato: sono loro, i terroristi, che hanno voluto la guerra».

Eccolo, finalmente, il candidato. Duro, intransigente, a tratti antipatico, quando è intervistato, con le telecamere piantate in faccia, nel bacino minerario dove batte il cuore della sinistra diventa più rilassato. Passa in rassegna le proposte. Parla di giustizia sociale. Ma soprattutto di sicurezza (mille poliziotti in più ogni anno, se diventerà presidente) e di laicità. Dice che, «se mi sono lanciato nella corsa delle primarie, è per evitare che i francesi, fra quattro mesi, si ritrovino a scegliere fra una destra dura, di un candidato che si rifà a Margaret Thatcher come François Fillon, e Marine Le Pen, che sarebbe la distruzione del nostro Paese». È quello che indicano oggi i sondaggi. Danno pure la sfida di Valls come ardua: passerebbe di poco alle primarie, ma resterebbe fuori dopo il primo turno delle presidenziali. Perfino Emmanuel Macron, candidato indipendente, mina vagante di questa campagna, farebbe meglio di lui. Una cosa è certa, l’operaio Jean-Marie non voterebbe mai Fillon al ballottaggio contro la Le Pen: «Votai Chirac nel 2002 contro il vecchio Le Pen, il partito me lo chiese. Basta, ho dato: non lo rifarei mai più».

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