Politica

La sfida dei migranti per il Pd

L’intervista a Andrea Orlando che pubblichiamo apre un nuovo campo di contesa nel Partito democratico che al Lingotto ha visto l’avvio della campagna per la rielezione del segretario uscente Matteo Renzi. Orlando propone al Pd di organizzare una grande manifestazione di piazza per accogliere i migranti, come hanno fatto altri partiti della sinistra europea, pur consapevoli dell’impopolarità della mossa.

Orlando lancia la sfida a Renzi: “In piazza per i migranti. Solo io posso unire la coalizione”

Il ministro: manifestare darebbe un senso politico alle primarie

ROMA – «Io posso vincere questa sfida contro Emiliano e Renzi», sostiene Andrea Orlando. I sondaggi, che pure lo danno in crescita, preoccupano il Guardasigilli «solo perché dicono che verranno a votarci poche persone», non perché fotografano una larga distanza tra lui e il segretario uscente. «Al fronte di un leader che si è consolidato in questi anni, vedo che il mio messaggio, non gridato, che non parla alla pancia, viaggia. Su un pezzo di mondo deluso e politicizzato, ma anche molto tra i giovani, che seguono le mie iniziative».

Quanto può farle gioco la rete di appoggi che le vengono attribuiti, come Prodi o Letta?

«Non nascondo che conto in qualche modo di rappresentare una prosecuzione di capitoli positivi della storia del Pd. Se siamo qui è perché qualcuno ci ha fatto arrivare fin qui. Dobbiamo tenerlo sempre presente. Ma se mi richiamo all’Ulivo è perché ho fatto sempre parte della sinistra che ha scommesso su questa prospettiva, quella dell’unità dei riformismi che ci ha portato fino al Lingotto e poi qui. Credo in un Pd che con tutte le sue culture faccia i conti con la questione sociale. Noi non dobbiamo spostare l’asse a sinistra in senso geometrico, un centro riformista e una sinistra riformista possono lavorare insieme».

È un’apertura ad un’alleanza con Alfano alle politiche?

«Alfano, al quale va dato merito di aver rotto con Berlusconi in un momento difficile per il Paese, ha sempre rivendicato il raggiungimento di obiettivi di centrodestra. Non escludo che al centro si organizzi un campo di forze. Il problema è se accettano o no la questione sociale come discrimine e l’esigenza di andare oltre a logiche che siano di pura accettazione di dinamiche di mercato. Non mi dimentico mai il fatto che in Italia il welfare in larga parte sia stato costruito dal centro. Ma ci deve essere una rottura molto netta con la stagione del liberismo e un’adesione esplicita ad una prospettiva di centrosinistra».

Ma in un’alleanza bisogna anche fare i conti con il tema più scottante, l’immigrazione. Concorda con la proposta di Veltroni di tenere una manifestazione a favore dei migranti, come quella fatta a Barcellona?

«Sì, senza esitazioni. È un tema identitario e forte che deve caratterizzare una sinistra che riconosca la dignità delle persone. È una sfida che lancio a tutto il partito, facciamola presto. Sarebbe un modo per dare un senso politico alle primarie, farle diventare un momento di grande mobilitazione. La cosa che mi preoccupa dei sondaggi è che rischiano di andare ai gazebo poche persone. Se riusciamo a fare delle cose insieme è un modo per rappresentare un progetto politico».

Cosa lascia sul campo questo Lingotto 2017?

«È uno dei luoghi simbolo patrimonio di tutti, che converrebbe frequentare tutti insieme. Detto questo, la grande partecipazione ai tavoli sul programma conferma che fosse giusto quello che dicevo: se si fosse fatta una conferenza programmatica di tutto il partito, saremmo arrivati alle primarie con un progetto più robusto. Poi registro un riconoscimento tardivo del tema del partito, il grande assente di questi anni. Sul campo resta pure il tentativo di coprire a sinistra. Che mi preoccupa, ma non per le primarie. Si affronta il problema in modo anacronistico, rimettendo in moto parole come Frattocchie, citazioni di Lenin, ricette economiche di altre stagioni. Invece credo dovremmo discutere tutti insieme quale debba essere il nuovo asse».

Che speranze ha il Pd di battere i 5 stelle alle politiche?

«Io penso dovremmo avere toni e argomenti radicalmente diversi rispetto ai populisti. Che si nutrono dell’incapacità della politica di affrontare la questione sociale. E c’è pure il tema della costruzione di un sistema di alleanze».

Se vincesse le primarie, farebbe il segretario del Pd. Chi dovrebbe essere il candidato premier?

«Sarebbe ragionevole prima costruire la coalizione e poi scegliere un candidato con le primarie».

Pensa di poter essere solo lei il segretario Pd in grado di unire il centro sinistra con Pisapia, vista la pregiudiziale dei «compagni» nei confronti di Renzi?

«Sì penso di essere in grado di farlo e di avere una cultura del dialogo e dell’ascolto, che deve essere al primo posto per costruire una coalizione».

La mozione di sfiducia a Lotti sarà respinta?

«Penso e spero proprio di sì».

E la riforma del processo penale, passerà con la fiducia, malgrado le resistenze di Alfano?

«È stata autorizzata dal Consiglio dei ministri e credo si procederà così».

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