Politica

Incontro segreto Berlusconi-Salvini. Scontro su tutto. Lite anche su Milano. CARMELO LOPAPA*

Vertice domenica sera ad Arcore. 
Tre ore possono non bastare per trovare un accordo. E possono essere lunghissime per litigare su tutto. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini tornano a vedersi dopo oltre tre mesi e a dividersi, appunto. Lo fanno in segreto, praticamente al buio (mediatico) e a quattr’occhi, fuori i secondi. È accaduto nel chiuso di Villa San Martino ad Arcore domenica a tarda sera, subito dopo la partita nefasta (per i due milanisti: 0-4 col Napoli).
Il capo del Carroccio arriva alle 22,30 e la sua auto scortata esce dal cancello a notte fonda, dopo l’una. L’incontro, rinviato di settimana in settimana nell’ultimo mese, deve restare coperto, soprattutto per l’esito che ha. Va male, malissimo.
 
 

 

Si ritroveranno d’accordo, nell’amarezza a caldo, solo su una cosa: mister Mihajlovic forse non è da Milan, andrebbe sostituito.
Per il resto, i due divergono su tutti i nodi centrali di un’alleanza che fa fatica a decollare. A cominciare dal candidato sindaco di Milano. È il piatto forte della nottata, ma i due non vanno lontani, Berlusconi vuole un suo uomo, «non possiamo consegnarvi la città dopo la Regione » si inalbera a un certo punto. C’è già Roberto Maroni a far sventolare la bandiera del Carroccio sul Pirellone. L’eurodeputato sarebbe pure disposto a cedere il passo, «ma l’unico vostro che noi accettiamo è Paolo Del Debbio, se riuscite a convincerlo voi…». È un tallone d’Achille, per il Cavaliere: un suo uomo d’azienda, conduttore di uno dei pochi talk che spopolano, amato dagli elettori di destra, che però non vuole sentirne di rinunciare al ricco contratto Mediaset per i 100 mila euro e neanche l’anno (lordi) dell’indennità da sindaco. Il leader di Forza Italia si impegna a tornare alla carica col suo “dipendente”. Anche perché dietro l’angolo non è esclusa una candidatura a sorpresa dello stesso Salvini, pressato da alcuni dei suoi. E non è un caso, forse, se proprio nella puntata di ieri sera di “Quinta Colonna” su Rete4 l’ospite Giovanni Toti, braccio destro di Berlusconi e governatore della Liguria, esordisce con una battuta che è un colpo basso, salutando «il futuro sindaco di Milano». Del Debbio la prende malissimo, con un sorriso tirato, e stronca in diretta: «Parliamo piuttosto del sindaco di Roma Marino», e lancia il servizio.
 
Il fatto è che l’intesa Salvini e Berlusconi non la trovano neanche sulle altre candidature, a cominciare da Bologna. Solo su Napoli il leghista non mette becco e lì l’ex premier avrebbe già deciso di giocare la carta Mara Carfagna, ritenuta «la più efficace» contro una sinistra che potrebbe presentarsi spaccata tra De Magistris e Bassolino.
 
E poi ci sono le primarie, sulle quali il leader leghista sarebbe tornato a insistere e contro le quali il padrone di casa continua a schierarsi senza tenten- namenti. «Al momento debito un leader da candidare lo troveremo senza bisogno di indire una consultazione», che gli dà l’orticaria. Anzi, stando a quanto trapela, il capo di Forza Italia avrebbe fatto consultare dei focus group di elettori per sondare le preferenze su potenziali leader, ma solo in caso di sua “ritirata”, ovvio. E i nomi emersi sarebbero tre: Paolo Del Debbio, come sopra, Alfio Marchini, già auto candidatosi a sindaco di Roma ma anche al ruolo di anti-Renzi, e infine l’inarrivabile Mario Draghi, presidente Bce.
 
*larepubblica (p10)

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