Politica

Alfano: ”Dobbiamo accelerare su espulsioni e rimpatri”

Le balbuzie dell’Europa inadeguate contro il terrore
I sindaci attaccano il governo: non servono nuovi centri, ma più espulsioni.

In un’intervista il neo ministro degli Esteri Angelino Alfano: “Dobbiamo accelerare su espulsioni e rimpatri: sono al lavoro per concludere accordi che diminuiscano gli arrivi impedendo le partenze”Davide Lessi, inviato del La Stampa a Cona, racconta la rabbia condivisa tra i migranti e gli abitanti del posto. Le proteste dopo la morte di una giovane ivoriana in una struttura di accoglienza migranti a Cona, in Veneto, hanno riacceso il nodo della distribuzione dei profughi.

Alfano: “Le balbuzie dell’Europa inadeguate contro il terrore. Serve maggior coesione”

Il ministro degli Esteri: «Rilanciare cooperazione e difesa comune. L’Italia porterà all’Onu l’attenzione sui migranti e il Mediterraneo»

ROMA  «La politica estera ha cambiato velocità: chi era abituato a pensarla come una faccenda lenta, dovrà fare i conti con i nuovi ritmi delle questioni internazionali». Dai migranti alla Libia al terrorismo, l’Italia affronterà il 2017 «da protagonista», promette il ministro degli Esteri Angelino Alfano: membro del Consiglio di sicurezza Onu, alla presidenza del G7 che culminerà nel vertice di maggio a Taormina, parte della troika Osce (che nel 2018 guiderà).

Quali priorità porterà l’Italia all’Onu?  

«Dobbiamo portare l’attenzione sulla sicurezza e i grandi flussi migratori del Mediterraneo, il luogo in cui si giocano le sorti del mondo. E dobbiamo affrontare il problema alla radice: sono i conflitti che hanno sconvolto la Siria e l’Iraq all’origine dei flussi di milioni di rifugiati. E poi, come superpotenza culturale, dobbiamo porre al centro la difesa dei beni culturali e il contrasto al contrabbando di opere d’arte».

Il Mediterraneo sarà anche al centro dell’agenda del G7 di Taormina?

«Vorrei che anche in quel caso ci fosse una postura accentuata sulla sicurezza nel Mediterraneo e il contrasto al traffico di esseri umani: è una sfida globale, nessuno pensi che il tema migratorio sia risolto con l’accordo con la Turchia».

Che impressione le fa la rivolta di Cona?  

«Noi ci muoviamo con rigore e umanità: abbiamo salvato molte vite ma non possiamo accettare da nessuno violazioni delle regole. Per questo dobbiamo accelerare su espulsioni e rimpatri: sono al lavoro per concludere accordi che diminuiscano gli arrivi impedendo le partenze».

Con quali Paesi?  

«C’è un triangolo di Paesi fondamentale: il Niger, con cui siamo vicini a chiudere un accordo, la Tunisia e la Libia».

Dalla Libia, ieri il generale Haftar ha rimproverato l’Italia di essersi schierata dalla parte sbagliata: come risponde?

«Noi non abbiamo fatto una scelta a favore di qualcuno, sosteniamo il governo riconosciuto dall’Onu e aiutiamo chi lotta contro il terrore, compresi i feriti di Haftar: il volo che ci rimprovera di non aver mandato è stato rinviato per espressa richiesta del vicepresidente del Consiglio presidenziale che è espressione dell’est del Paese. Lavoriamo per un’intesa che includa tutti: siamo stati i primi a dire che deve essere previsto un ruolo anche per Haftar».

Ministro, spostiamoci a est: la Turchia rischia di diventare obiettivo numero uno dell’Isis?

«La Turchia è lì: grande e adagiata tra due continenti. Tra tentazioni e contraddizioni. Noi siamo solidali con il suo popolo e col suo governo. Non ci sono strade alternative alla solidarietà e all’incoraggiamento nella lotta al terrorismo. La Turchia resta un solido alleato Nato e un partner imprescindibile per la nostra sicurezza e la prosperità di centinaia di nostre imprese. Ho risentito il ministro degli Esteri turco, manifestandogli vicinanza e assicurandogli il nostro sostegno».

In Italia come possiamo stare tranquilli?  

«Viviamo in un sistema di terrorismo globale che non ammette risposte nazionali. L’elemento più idoneo per garantire la sicurezza è l’integrazione tra Paesi, lo scambio costante di informazioni tra polizie e intelligence: ma questo avviene solo se c’è fiducia tra Stati».

A livello europeo c’è sufficiente cooperazione?

«Non sono ancora soddisfatto di come vanno le cose: si può fare molto di più. La parola chiave dei terroristi è velocità, quella che hanno avuto nell’organizzare attentati: non si può dire che la capacità di risposta dell’Europa sia stata paragonabile».

E’ un tema da porre a Bruxelles?  

«Conosco i tempi dello Stato di diritto, ma qui ci sono le lentezze, le balbuzie di Stati che non scambiano informazioni. Dobbiamo rilanciare l’idea di una difesa comune: l’anniversario del Trattato di Roma, a marzo, non sarà una liturgica commemorazione ma un energico rilancio del progetto europeo».

Il premier Gentiloni ha parlato anche di migliorare i rapporti con la Russia…  

«Siamo stati i primi a dire no a un rinnovo automatico delle sanzioni. E credo che alla luce della recente, seppur fragile, tregua siriana, sarebbe un errore strategico fare a meno del contributo russo nelle sfide alla sicurezza».

Putin potrebbe persino ricevere un invito al G7 di Taormina?  

«È precoce dirlo. Ci sono in piedi le sanzioni e c’è in corso il riconoscimento – generoso da parte di alcuni, stentato da altri – di quanto Mosca ha fatto per il cessate il fuoco in Siria, che è un passo avanti importante, sebbene debba essere ricondotto alla filosofia della risoluzione 2254 dell’Onu».

Sta per insediarsi Trump: cosa si aspetta?  

«Trump ha vinto il giudizio degli elettori, ma sopravvivono i pregiudizi dei detrattori. Penso sarebbe superficiale e malaccorto non cogliere che, nel momento di maggiore freddezza di rapporti tra Usa e Russia, un loro rilancio può solo fare bene al mondo».

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