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USA – 8 novembre Election Day: Clinton o Trump? Una scelta che tocca tutti!

Hilary Clinton e Donald Trump durante il confronto
Hilary Clinton e Donald Trump durante il confronto

Nelle prossime settimane, sull’altra sponda dell’Atlantico, andrà in scena l’ Election Day, un vero e proprio «political drama» dalle implicazioni profonde e imprevedibili per tutti. È una campagna talmente fuori dagli schemi che, paradossalmente, si potrebbe pensare che si «racconti da sé». Nelle prossime settimane, sull’altra sponda dell’Atlantico, andrà in scena un vero e proprio «political drama» dalle implicazioni profonde e imprevedibili per tutti. È una campagna talmente fuori dagli schemi che, paradossalmente, si potrebbe pensare che si «racconti da sé». Ma non è così!

Ecco i tre motivi per cui la sfida tra Clinton e Trump ci tocca da vicino

Diritti delle donne, forza politica del populismo, lotta alle diseguaglianze ed equilibrio di potere con Vladimir Putin descrivono ciò che c’è in palio nell’Election Day dell’8 novembre: è una partita con conseguenze su ognuno di noi di dimensioni tali da spiegare perché «La Stampa» e Sky Tg24 hanno deciso di unire le forze per raccontarvela assieme su ogni piattaforma – carta, tv, web, social – come mai è stato fatto.

A trenta giorni esatti dal voto per la Casa Bianca le rivelazioni sull’audio di Donald Trump con i volgari insulti alle donne sono una scossa che suggerisce la volontà di Hillary Clinton di assicurarsi una «sorpresa d’ottobre» capace di mettere ko il rivale. Trump risponde preannunciando nel dibattito di questa sera affondi sulle amanti di Bill Clinton e Wikileaks pubblica trascrizioni di frasi di Hillary ostili verso il ceto medio. Sono questi colpi bassi a costellare una delle campagne presidenziali più aspre per l’America e più decisive per le altre democrazie, Italia inclusa. Se il duello fra l’ex First Lady ed il magnate di New York ci riguarda da vicino non è solo perché il «Commander in Chief» diventa all’instante il «leader del mondo libero», ma per tre ragioni convergenti che hanno a che vedere con l’Europa: l’identità dei candidati, le loro ricette economiche e i rapporti con la Russia di Vladimir Putin.

L’identità dei candidati è il fattore-chiave. Se Hillary diventerà Presidente la battaglia per i diritti delle donne, iniziata con la «Declaration of Sentiments» di Seneca Falls nel 1848, coglierà il risultato più importante con ricadute a pioggia sulla vita di milioni di persone ben oltre i confini americani: in un Occidente flagellato da femminicidi, disparità di trattamenti salariali e retaggi medievali nei rapporti di genere la presenza della prima donna nell’Ufficio Ovale implicherebbe, sul piano dell’identità collettiva, un impatto pari, se non superiore, a quello del primo Presidente afroamericano. Se invece dovesse essere Trump a prevalere, l’America diventerebbe il primo Paese dell’Occidente guidato da un leader populista ovvero espressione di una rivolta anti-establishment già presente in Europa e dunque destinata ad acquistare forza rispetto ai partiti tradizionali.

I programmi dei candidati sono espressione di idee opposte dell’America, ma hanno in comune la volontà di rispondere al disagio di una classe media flagellata dalle diseguaglianze. Hillary punta su un programma basato sulla «giustizia economica», possibile genesi di un nuovo modello di welfare, mentre Trump propone una svolta in chiave protezionista, a scapito del libero commercio, per far crescere redditi e consumi sul mercato interno. Dunque, chiunque vincerà offrirà agli altri Paesi industrializzati un esempio di risposta alle diseguaglianze che frenano la crescita e fomentano lo scontento dei ceti impoveriti.

Infine, Vladimir Putin. Il capo del Cremlino è diventato il regista della crisi siriana, vuole consegnare Aleppo all’alleato Bashar Assad per ipotecare i nuovi equilibri in Medio Oriente e spinge i suoi bombardieri strategici fino alle coste atlantiche della Spagna per umiliare la Nato. Dà l’impressione di sentirsi inarrestabile. Hillary è intenzionata a sfidarlo a viso aperto, rovesciando la politica estera di Barack Obama, al fine di «far rientrare l’orso russo nella sua tana» come suggeriscono alcuni suoi collaboratori mentre Trump è convinto di poter creare un nuovo rapporto con Mosca senza bisogno di prove di forza. Ovvero: Hillary o Trump avranno un impatto immediato, e opposto, sui precari equilibri di sicurezza con Mosca, decisivi per l’intera Europa.

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lastampa/Ecco i tre motivi per cui la sfida tra Clinton e Trump ci tocca da vicino MAURIZIO MOLINARI

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