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Il sindaco lasciato solo da leggi codarde

Com’è noto e largamente già riportato dalla Stampa, a Licata (in Sicilia), il Consiglio comunale ha sfiduciato il sindaco.

Il motivo della sfiducia è eloquente dalla nomea con cui veniva ormai additato il sindaco: “il demolitore”, poiché faceva abbattere case e ville dei suoi concittadini che con sentenze esecutive e passate in giudicato, erano stati condannati per abusivismo edilizio.

All’ormai ex sindaco di Licata, da mesi sotto scorta dopo l’incendio di due sue abitazioni, non è rimasto che tornare a fare l’insegnante di matematica.

Verrebbe quindi, avviliti e quasi rassegnati, dovere ammettere che non c’è nulla da fare in queste Terre di cosiddetta cultura politico-assoggettante, endemica e sparsa.

Però in questa vicenda è evidente un generale aspetto normativo che di certo avrebbe fatto la differenza.

Le subdole leggi Italiane (e siciliane), forti con i cittadini onesti e lascive con i corrotti e criminali, hanno forzosamente lasciato solo un Sindaco e in una situazione notoriamente ad alto rischio, in cui doveva eseguire delle decisioni giudiziarie che chiaramente lo espongono potenzialmente persino alla morte.

Se lo Stato decreta e peraltro tramite la Magistratura, la demolizione di un’abitazione, che sia allora direttamente lo Stato medesimo (se avevamo uno Stato serio), anche con l’esercito se necessario, ad eseguire le sentenze di smantellamento e non invece deleghi in modo giuridicamente obbligato un Sindaco che di conseguenza si espone (notoriamente) al ribaltamento del consenso elettorale e quello consiliare nonché mettendo anche a rischio la sua persona e la rispettiva famiglia.

Salvo che, com’è di tutta evidenza da sempre, lo Stato italiano (e la Regione Sicilia), tramite il loro fior fiore parlamentare di giuristi, avvocati, giudici ed esperti vari, fanno le leggi solo per fare clientelismo e scambio di voto, soprattutto quello illecito, che porta palesemente tanto consenso popolare, quindi consolida il potere politico-istituzionale, ma così pure avvelenando interiormente, in modo quasi irreversibile, intere collettività.

Sono quindi le norme italiane e regionali che, confermandosi vigliacche ed ambigue, causano anche quanto sopra, poiché nei decenni proposte e deliberate da Governi e Parlamentari in preponderanza indegni, di destra, sinistra e centro, che si dovrebbero tutti mettere su un mega-barcone per far loro percorrere il viaggio inverso, così finalmente da potere l’Italia e la Sicilia civilmente rinascere.

A queste equivoche leggi, si aggiunga la recita nazionale della moralizzazione collettiva, spacciata anche per cultura della legalità, messa in scena nelle scuole e tra gli intellettuali, dai menestrelli e giornalisti, dai professionisti e propagandisti, mentre al contrario è divenuta negli anni un’endemica ipocrisia sociale (e ancora peggio scolastica contagiando intere e nuove generazioni). Specialmente poi nei Comuni, dove risaputamente primeggia l’opportunismo politico e in modo dissimulato si vendono uno/a dietro l’altro/a.

Possiamo, forse, ancora solo attendere cosa voteremo a novembre 2017 i siciliani. E poi nella primavera del 2018 gli italiani. Ma se i cittadini continueremo ad eleggere sempre la decennale massa di trasversali dinosauri e rispettivi riciclati, codazzi e prestanome (uomini e donne), allora siamo un popolo mentalmente perso. Ci meritiamo quello che subbiamo. E si salvi chi può.

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