Opinioni

Renzi, la partita più insidiosa inizia ora. ANTONIO POLITO*

Nel 2015 hanno perso i gufi. È stato questo il messaggio centrale della conferenza di fine anno del premier, e nemmeno un allocco potrebbe dargli torto: il 2015 è veramente andato meglio del 2014. D’altra parte Renzi c’era pure nel 2014, e ci sarà pure nel 2016, e l’oggi in politica è sempre già domani. Dunque il problema del leader è lo stesso dell’Italia: migliorare, e non di poco, la performance nell’anno che viene.

Su questo Renzi è stato invece alquanto parco di indicazioni: sul timing della sua manovra di taglio fiscale, per esempio, o sull’urgentissima riforma del credito cooperativo, o su come risolvere il problema dei crediti incagliati nelle banche.

Ma gli elettori, saggiamente, tendono a giudicare i politici più sul futuro che sul passato (a Churchill non bastò aver vinto la guerra per vincere le elezioni del 1945). Nessun italiano può sottovalutare il fatto che nel 2015 siamo passati dal segno meno della recessione al segno più della crescita, ma ogni italiano sa che a questo ritmo (+0,8%) ci metteremmo più di dieci anni solo per riportare il Paese al livello di ricchezza che aveva prima della crisi.

L’anno prossimo dovrà andare dunque nettamente meglio: secondo le previsioni a un ritmo addirittura doppio (1,6%). È possibile? Sì. Ma c’è una montagna da scalare. L’anno che si chiude ha goduto infatti di circostanze favorevoli, dal quantitative easing della Bce al calo dei tassi e del cambio dell’euro, eppure è andato così e così. L’anno prossimo il clima esterno potrebbe peggiorare (rallentamento dell’economia globale, movimento dei tassi al rialzo in Usa). Crescere sarà più difficile, non più facile.

Pur essendo cresciuta poco, l’Italia spenderà però molto quest’anno. Lo stesso Renzi che si lamenta dell’austerità imposta da Bruxelles, si vanta poi — giustamente — di aver ottenuto la flessibilità: un punto di Pil pari a 16 miliardi. Il nostro deficit cala dunque poco rispetto all’anno scorso (-0,2) nonostante il Pil sia cresciuto. In Europa ci lasciano fare sperando che così imbocchiamo l’autostrada della ripresa. Ma se sprechiamo l’occasione, spendendo male i soldi, questo credito si esaurirà.

C’è poi una mina politica sulla strada del 2016. Il governo Renzi avrà ben due incontri ravvicinati con gli elettori. La sua stabilità, finora un vanto, verrà messa alla prova. Se il voto nelle grandi città premiasse troppo i movimenti anti-sistema cadrebbe anche un alibi che in Europa il premier ha finora utilizzato con successo: sarò pure un gianburrasca, ma sono anche l’unico in grado di fermare l’ascesa dei populisti. Perché l’incantesimo duri, Renzi ha dunque bisogno di nuove vittorie elettorali. Per non dire del referendum costituzionale, senza quorum, sul quale ha già detto tutto lui: «Se lo perdessi sarebbe il fallimento della mia esperienza in politica». E, aggiungiamo noi, anche il fallimento della legislatura e delle speranze di cambiamento che ha acceso in tanti italiani.

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