Opinioni

Quel limbo del testo di Saviano FEDERICO VARESE*

«La scrivania è un posto pericoloso da cui osservare il mondo», ebbe a dire alcuni anni fa lo scrittore inglese John Le Carré. Roberto Saviano – oggi al centro di una polemica sul plagio – è costretto ad un tavolo di lavoro troppo angusto per permettergli di fare viaggi sul campo e vivere nei mondi che vuole raccontare secondo i canoni classici del reportage giornalistico. «Zero Zero Zero», uscito in Italia nel 2013, non si libera però dal vincolo della descrizione. Il libro si trova così in un limbo, non abbastanza reportage per piacere agli amanti del genere, e non abbastanza opera d’arte per affascinare tutti. Questa indecisione fa commettere all’autore diversi errori.  

 

«La Stampa» fu ovvio fin da subito che alcuni brani iniziali di «ZZZ» erano ripresi da diverse voci di wikipedia. Gli esperti di mafia russa si resero conto che una fonte importante era il volume di Robert I. Friedman, Red Mafya. I lettori fedeli (e bilingui) dell’Observer di Londra si devono essere accorti che la straordinaria inchiesta di Ed Vulliamy (pubblicata il 3 aprile 2011) sui miliardi di dollari dei cartelli messicani riciclati dalla banca americana Wachovia compare con parole pressoché identiche in «ZZZ» (pp. 283-292). Anche le descrizioni delle qualità umane dell’agente che scoprì lo scandalo, Martin Wood, sono molto simili («punctilious, exact»; «È un tipo puntiglioso e preciso, quasi maniacale nella sua passione per l’ordine»). Saviano si difende dicendo che riporta dei fatti, ma commette un errore epistemologico. I fatti che cita non esistono in natura, ma vengono costruiti da ricercatori, giornalisti, poliziotti. Questi dati sono il frutto di una selezione, di una scelta di quello che merita di essere incluso o escluso. Ad esempio, quando io scrivo che l’attività principale di un gruppo mafioso di Mosca è la protezione (Mafie in movimento, p. 96), non riporto un fatto, ma i risultati di un’analisi iniziata negli Anni Novanta, che certamente è parziale ma che a mio parere è la verità (vedi «ZZZ», p. 307). Poiché un autore non può raccogliere tutte le informazioni che utilizza, usa il metodo collaudato della citazione, spesso inserita nelle ultime pagine del libro e in carattere minore.  

 

Saviano ha la stoffa del grande scrittore e aspira a fare qualcosa di diverso da chi l’ha preceduto con inchieste sullo stesso tema, tra cui vanno annoverate quelle fondamentali di Vincenzo Spagnolo (Cocaina Spa, 2010) e di Nicaso & Gratteri (Oro Bianco, 2015). Il suo fine è creare un’opera letteraria, ponendosi nel solco della tradizione del non-fiction novel inaugurata da Truman Capote con «A sangue freddo». Ma paradossalmente Saviano non si libera a sufficienza dalla cronaca, dalla litania di numeri e nomi che elenca, rendendo difficile la lettura di alcune parti di «ZZZ». Questo grande autore deve fare di meno e andare più a fondo, dandoci opere che hanno la verità della letteratura. È un errore pensare che «c’è un solo modo per dire come è avvenuto un arresto», come scriveva ieri Saviano su «Repubblica». Lo scrittore ha il diritto di inventare un arresto diverso da quello riportato nelle cronache giudiziarie e quindi restituirci una versione che, a suo modo, è profonda ed indispensabile. Le parti migliori di «ZZZ» entrano nella mente dei personaggi, inclusa quella dell’autore, e ci raccontano l’esperienza agghiacciante della dipendenza, dell’insicurezza, dell’amore perduto e della morte. Così ha fatto Benedetta Tobagi nel suo straordinario libro sulla strage di Piazza della Loggia a Brescia, «Una stella incoronata di buio». L’autrice ricostruisce pensieri ed emozioni di persone che non può aver conosciuto, ma a noi lettori sembra di conoscerle benissimo. Il tutto corredato da un impressionante apparato di note. 

 

Ogni vero scrittore sa di essere esperto solo di se stesso. Attraverso i suoi personaggi racconta i propri demoni e i propri incubi, nella certezza che abbiano un valore universale. Per fare ciò, una scrivania lunga e stretta, con un fascio di luce laterale che illumina un computer non connesso ad Internet, è un perfetto punto di partenza.  

 

*lastampa

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