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Mosca, è finita “la luna di miele con Trump”: Putin caccia da Mosca 755 diplomatici Usa

Putin caccia da Mosca 755 diplomatici Usa

Sono 755 i diplomatici americani che dovranno lasciare la Russia, come rappresaglia per sanzioni approvate dal Congresso Usa contro Mosca. Lo ha annunciato il presidente russo Vladimir Putin. E’ finita, scrive Gianni Riotta, “la luna di miele con Trump iniziata quando Vladimir, di fronte alle espulsioni di diplomatici decise da Obama a fine 2016, non reagì”.

Se la luna di miele si trasforma nella Guerra Fredda II

La Guerra Fredda II è cominciata con una luna di miele. Obama confiscava due basi diplomatiche russe a Washington, usate per lo spionaggio, ed espelleva funzionari del Cremlino, in rappresaglia contro la cyberguerra che – a detta degli 007 Usa – Putin ha scatenato per intorbidare le elezioni 2016. Putin, invece di reagire con rabbia, aveva sorriso, non mandando a casa nessun membro del corpo diplomatico americano, un bouquet di fiori per il neo eletto presidente repubblicano Donald Trump.

Sette mesi dopo, mentre Trump e il suo nuovo, focoso, portavoce Scaramucci si ostinano a negare l’hackeraggio russo, in attrito con Cia, Nsa e Fbi, Putin scaccia infine 755 diplomatici Usa e confisca una dacia e un magazzino a stelle e strisce in Russia. La luna di miele era effimera, la Guerra Fredda II troppo insidiosa. «Washington è un pericolo pubblico», tuona il viceministro russo Sergey Riabkov, da Facebook gli fa eco Konstantin Kosachev, presidente della commissione esteri al Parlamento di Mosca, «la speranza è ultima a morire, ma adesso è morta». Il flirt Trump-Putin si spegne frivolo davanti a quella che Ugo Stille, decano del «Corriere della Sera», definiva la terribile «Forza delle cose». Putin, il più astuto leader del XXI secolo, prende atto che Trump, come Gulliver, è reso impotente da un nugolo di pestiferi Lillipuziani, inclusi i parlamentari del suo partito, che non gli votano la contro riforma sanitaria e impongono pesanti sanzioni economiche contro Mosca. Pressato da Trump e già amico del Cremlino dai tempi in cui guidava la compagnia petrolifera Exxon, il segretario di Stato Tillerson ha provato ad evitare lo schiaffo a Putin, ignorato però dai repubblicani.

Trump e Putin volevano dividere il mondo in zone di influenza, poi, ciascuno a proprio modo, fare i conti con la Cina di Xi Jinping, leader cinese più potente e adulato dai giorni di Mao. L’idillio, ingenuo da parte di Trump, cinico per Putin, naufraga sulla «forza delle cose» e apre una stagione violenta ed ambigua. Il Venezuela brucia, Assad ha vinto, gli europei sono colpiti dalle sanzioni Usa (il gasdotto Nord Stream II Russia-Germania ne è danneggiato, il presidente Ue Juncker minaccia incaute rappresaglie anti americane). Xi Jinping, in divisa da capo dell’Esercito popolare, presidia una poderosa parata militare, la Corea del Nord lancia missili, Trump e la sua ambasciatrice Onu Haley attaccano Pechino che non richiama i vassalli, bombardieri nucleari Usa Air Force pattugliano i cieli coreani. Google e altre aziende Usa temono di pagare un prezzo alto, un dirigente russo annuncia: «Il Congresso Usa non vuole che la Nasa entri nelle sanzioni, ma se non li facciamo volare noi, gli astronauti Usa come arrivano sulla piattaforma spaziale, a cavallo?».

Trump ha sottovalutato il Russiagate, l’inchiesta guidata dall’ex capo dell’Fbi Mueller, ma lui, lo staff e la famiglia, ne sono avvinti e il licenziamento del capo di gabinetto Priebus, sostituito dall’ex generale dei marines Kelly, è solo l’ultimo atto del caos Casa Bianca. Machiavellico di rango, Putin molla il partner incapace di garantirgli il disgelo Mosca-Washington e vara la linea dura. Preparatevi a corteggiamenti con Cina ed Europa, per isolare Trump e i suoi foschi tweet.

La strana coppia Donald-Vladimir scoppia d’estate, come gli amori da spiaggia, la Guerra Fredda II, cominciata già sotto l’amletico Barack Obama, durerà a lungo. La Cina gioca le sue carte con sagacia, l’America smarrisce il ruolo storico di superpotenza, Putin gioca d’azzardo. L’Europa, pur davanti agli eccessi di Trump, non dimentichi i suoi veri interessi strategici, antichi, guardi responsabile all’Atlantico, senza lasciarsi tentare dal bagatto degli oligarchi.

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