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L’importante è la salute. Anche nella ricerca

L’importante è la salute. Anche nella ricerca

Degli 8,5 miliardi di finanziamenti Ue alla ricerca nel campo della salute, all’Italia è andato solo l’8 per cento del totale. Eppure in Lombardia, Toscana e Lazio si concentrano alcune eccellenze. A conferma delle disuguaglianze nel campo della sanità di cui si è parlato al Festival dell’Economia a Trento.

Dal 2007 al 2015 l’Europa ha finanziato progetti di ricerca nel settore della salute per circa 8,5 miliardi. L’Italia ne ha ottenuti solo l’8 per cento. Eppure, in alcune regioni si realizzano progetti di eccellenza, che andrebbero valorizzati meglio.

Chi realizza i progetti europei sulla salute

La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica nel settore della salute sono fondamentali per il benessere. Mettere a punto cure più efficaci e meno costose che consentano di far fronte alle sfide socio-economiche derivanti dai cambiamenti demografici, dall’invecchiamento della popolazione, dalle disuguaglianze, dalla povertà, dalle migrazioni e dalle epidemie è essenziale. Così come sono indispensabili una solida cultura scientifica e un rigoroso controllo regolatorio per contrastare usi spregiudicati di trattamenti privi di qualsiasi fondamento scientifico, come il caso “Stamina” testimonia. Una delle priorità del programma europeo Horizon 2020 è proprio sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico finalizzati a garantire migliori standard di salute per tutti.

I programmi europei per la ricerca hanno finanziato oltre 2mila progetti nel settore della salute dal 2007 a fine 2015, per un valore di circa 8,5 miliardi di euro. Quasi 20mila organizzazioni, tra università, centri di ricerca e imprese vi hanno collaborato. I principali paesi per ammontare di risorse ottenute sono il Regno Unito (circa 18 per cento del totale), la Germania (16 per cento), la Francia (11 per cento), l’Olanda (10 per cento) e, al quinto posto, l’Italia con l’8 per cento dei fondi (circa 672,6 milioni) e 1.890 partecipazioni. In termini pro-capite, l’Italia ha ottenuto 11 euro, meno della media europea (16 euro pro-capite) e degli altri grandi paesi (17 euro in Germania e 13 in Francia). Una frazione di quanto hanno “vinto” paesi più piccoli e virtuosi come l’Olanda (52 euro pro-capite), la Svizzera e la Svezia (44 euro) (vedi figura 1).

Regioni di eccellenza in Italia

Se il nostro paese nel suo complesso non primeggia, le regioni italiane hanno risultati diversi fra loro. Vi è una forte concentrazione delle risorse in tre territori – Lombardia, Toscana e Lazio – che hanno ottenuto circa il 60 per cento del totale conquistato dall’Italia. La Lombardia, oltre a essere leader nazionale, ricopre un ruolo di spicco anche in Europa, al quarto posto tra le regioni europee per risorse procurate. Toscana e Lazio, rispettivamente seconda e terza nel panorama italiano, si collocano dopo il ventesimo posto in Europa (vedi figura 2).

Le aree di ricerca strategiche su cui si concentrano i progetti italiani sono in linea con quelle europee. Prevalgono la ricerca medica di base (23 per cento delle risorse totali), l’area dei farmaci e delle terapie (20 per cento), l’area “e-health” (19 per cento) e, in misura minore, la medicina rigenerativa e le terapie avanzate (12 per cento). I progetti di “ricerca medica di base” puntano a migliorare la comprensione dei meccanismi biologici da cui dipende la salute umana, al fine di sviluppare nuovi interventi di prevenzione e strategie terapeutiche più mirate ed efficaci per affrontare specifiche malattie. I progetti dell’area “farmaci e terapie” intendono sviluppare nuovi medicinali, dalla ricerca in laboratorio fino alla sperimentazione clinica sull’uomo. I progetti “e-health” si concentrano su nuove applicazioni Ict per migliorare la gestione ed erogazione dei servizi sanitari e per coadiuvare la ricerca scientifica. I progetti di “medicina rigenerativa e terapie avanzate” si focalizzano su nuovi prodotti di terapia genica e cellulare che aprono importanti scenari per la cura di malattie gravi e croniche e per la riparazione di tessuti danneggiati. Per esempio, l’Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi, un consorzio interuniversitario di ventitré atenei pubblici, sta sviluppando un dispositivo low-cost per rilevare segnali precoci di tumore attraverso l’analisi del sangue. Il Politecnico di Milano ha coordinato la realizzazione di un prototipo, complementare alla risonanza magnetica, per la misurazione del flusso sanguigno e del livello d’ossigeno nel cervello dei nati prematuri, attualmente in sperimentazione nell’ospedale Mangiagalli di Milano.

I dati mostrano che l’Italia, grazie ad alcune eccellenze, è attiva nei programmi europei per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative per la salute, benché restino sono poca cosa di fronte al calo costante dei finanziamenti pubblici registrato nell’ultimo decennio. Le eccellenze nazionali andrebbero maggiormente valorizzate e messe in rete per sfruttare le economie di agglomerazione che possono derivarne, come fa per esempio il Regno Unito con i centri Catapult, creati dall’agenzia per l’innovazione (Innovate UK) per promuovere ricerca e opportunità di mercato attraverso collaborazioni tra ricercatori e imprese. La collaborazione e la sinergia tra eccellenze pubbliche e private è infatti essenziale nel settore della salute, come dimostrano i successi nelle terapie avanzate. Infatti, sono italiani 3 dei 6 prodotti approvati al commercio in Europa per il trattamento di pazienti affetti da malattie rare, gravi ustionati e adulti affetti da leucemie e altre neoplasie ematologiche.

Figura 1 – Dove vanno le risorse dei programmi europei della ricerca nel settore della salute?

Figura 2 – Chi partecipa di più in Italia e cosa fa?

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