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La fabbrica del morbillo (Massimo Gramellini)

Opinione Massimo Gramellini

Cari genitori che vi ostinate a non vaccinare i vostri figli contro il morbillo, sarete orgogliosi di sapere che, grazie anche a voi, dall’inizio dell’anno il contagio si è praticamente triplicato. La situazione è così seria che il Ministero sta pensando di rendere obbligatoria la pozione demoniaca che oscuri alchimisti rinchiusi negli antri delle multinazionali farmaceutiche mescolano dentro pentoloni ribollenti. Avrete saputo che, da quando esistono codesti vaccini, le epidemie sono diminuite e la vita media si è allungata. Ma si tratta di mere coincidenze rilevate da persone poco raccomandabili: gli immunologi. Perché mai un immunologo dovrebbe conoscere l’immunologia meglio di un cuoco o di un tappezziere? Si faccia la conta sul web e, se gli immunologi sono in minoranza, si dichiari sbagliata la loro tesi. Anche la scienza deve essere democratica, perbacco. Uno vale uno. E chi è competente anche meno, in quanto parte dell’establishment e quindi in malafede e colluso. Questa è la vostra logica, inoppugnabile. Ma se tutti i pareri pesano allo stesso modo, leggete pure quello di Roald Dahl, autore de «La fabbrica del cioccolato» e di altri classici per l’infanzia. La figlia Olivia morì di morbillo a sette anni, nel 1962, quando in Europa il vaccino non era ancora stato testato. Lo scrittore ne fu segnato per la vita e molti anni dopo indirizzò una lettera aperta ai genitori come voi: «Per quale ragione al mondo vi state preoccupando? È davvero criminale non fare vaccinare vostro figlio». Fidatevi almeno di Roald Dahl. Non era un immunologo.

/corrieredellasera

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