Opinioni

Il pane di Dioniso MASSIMO GRAMELLINI*

Massimo Gramellini

C’è un panettiere sull’isola di Kos che tutte le mattine sforna cento chili supplementari di pane per i profughi stremati del porto. La gratuità del suo gesto ha scaldato persino il presidente della commissione europea, non esattamente un campione di emotività, che ha eletto il benefattore greco a simbolo dell’accoglienza. In realtà Dyonisis Arvanitakis non è un simbolo ma una storia. Se ogni mattina regala un quintale di pane ai migranti affamati è perché è stato un migrante affamato anche lui. Lasciò il natio Peloponneso a quindici anni, inseguito dalla miseria, e dopo un viaggio avventuroso sbarcò in Australia senza sapere una parola di inglese. Patì la fame vera, conobbe l’umiliazione e la vergogna di chi legge negli occhi degli altri il fastidio, il disagio, talvolta il disprezzo per il suo stato. La fame divenne la sua ossessione, al punto che per essere sicuro di non soffrirne mai più si fece panettiere. Mise da parte un po’ di soldi e sposò una connazionale di Kos, dove adesso vive senza smettere di ricordare. 

Solo i santi riescono a immedesimarsi nei problemi del mondo pur non avendoli conosciuti prima sulla propria pelle. Per noi comuni mortali ci vuole l’esperienza diretta. Subisci una truffa e crei un comitato di difesa dei cittadini. Hai un malato in famiglia e fondi un’associazione di volontari che si occupi di quella malattia. Ti è mancato il pane da ragazzo e lo regali a chi ne è sprovvisto adesso. Forse il dolore ci visita per renderci capaci di tramutarlo in sollievo per qualcun altro. 

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