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I rassegnalati

Rassegnalati – Raramente un apologo riassume la disperante anomalia italiana come la storia affiorata ieri nella trasmissione «L’aria che tira» di La7. Il Comune di Roma lancia l’applicazione per telefonini «Io segnalo», che nei piani dei suoi solerti ideatori permetterà ai cittadini di indicare tutto quello che non va: buche, macchine in doppia fila e altri menefreghismi assortiti. L’iniziativa è anche uno sfogatoio e ottiene un successo prevedibile. Alcuni romani ci prendono gusto e cominciano a intasare di segnalazioni virtuose la polizia municipale del loro quartiere. Uno di questi, un ragazzo di nome Andrea, abita al Pigneto. Ogni giorno gli basta uscire di casa per fare indigestione di parcheggi futuristi sulle strisce davanti a scuola, che lui immediatamente segnala ai vigili tramite l’applicazione. Ma con suo grande dispiacere i vigili non intervengono mai. Finché una mattina lo chiamano, dandogli appuntamento sulla strada. Si presentano in sei a bordo di tre auto e lo apostrofano con la risolutezza degli esasperati: «Siamo pochi e già oberati di lavoro, ci mancavano pure tutte ’ste segnalazioni. Lascia perdere».

Nello sgomento di Andrea ci rispecchiamo un po’ tutti. Un ente locale ti chiede di aiutarlo, tu lo fai e lui ti risponde: lascia perdere. Qualcuno eccepirà che sono stati gli uffici del Comune a promuovere l’applicazione, non i vigili. Peccato che, agli occhi del cittadino, vigili e Comune siano organi dello stesso corpo. Ma in Italia il servizio pubblico è una persona che con la mano ti fa cenno di avvicinarti, poi alza un piede e ti tira un calcio.

vivicentro.it-opinioni / lastampa / I rassegnalati MASSIMO GRAMELLINI

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