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Gramellini: lettera aperta ai mussulmani

Lettera aperta ai mussulmani. Stop, abbiamo esaurito le vergini

Nel Buongiorno di Gramellini di oggi, 16 luglio 2016, troviamo quella che può definirsi una lettera aperta ai mussulmani, ma a quelli veri, a quelli non integralisti e fanatici, a quelli che ragionano con la testa ed anche il cuore, non con i genitali rivolti alle vergini che li attendono e con il cervello al macero. A quelli che conoscono veramente il Corano e che pertanto ben sanno quanto l’eresia wahabita lo ha deformato trasformando, appunto, il suicidio (con annesso massacro di innocenti) in un atto eroico che riceverà in premio tante vergini che sono lì ad attenderlo per il suo sollazzo come loro interpretano vari passi del Corano che «parlano delle vergini eternamente giovani che aspettano non soltanto i martiri bensì tutti i musulmani degni di entrare in paradiso». O almeno così gli fanno credere quanti a loro fanno il lavaggio di quel poco cervello che hanno. E lo fanno travisando il tutto evitando di far conoscere a loro il vero verbo: «In realtà, infatti, alcuni commenti meno tendenti al fanatismo affermano che le mitiche urì, o huri, non sarebbero affatto fanciulle vergini bensì asessuati angeli». Ma questo, nella loro ignoranza e nel loro fanatismo, non lo sanno ne vogliono saperlo per cui solo quando si saranno fatti saltare (comunque uccisi o fatti uccidere) capiranno di essere stati abilmente manipolati e, ancora e per l’estrema volta, utilizzati ed abusati. Ma ormai sarà tardi e con essi avranno trascinato tanti innocenti ed anche tanti piccoli esseri che proprio colpa, anche volendo, non potrebbero avere.

Con e contro gente così ignorante e fanatica c’è poco da discutere e da provare a far capire. L’unica strada potrebbe essere quella che ho già espresso in mio precedente commento e cioè, seguirli nel loro immaginario e nel loro credere e pertanto smetterla con il civile (e cattolico) pietismo. Smetterla di raccogliere i loro resti con umana pietà e, nel raccogliere anche quelli dei tanti innocenti di cui hanno fatto strage, stringere anche il nostro cuore ed accantonare il pietismo e, anziché inumarli rispettando anche il loro credo (orientamento alla mecca ecc ecc) farne mangime per porci o, quantomeno, sottofondo per porcilaia. Chissà che conoscendo quanto accadrà al loro corpo terreno, e in virtù sempre delle loro credenze, capiscano finalmente che ad attenderli, alla fine del percorso, non ci saranno le urì, o huri, e nemmeno angeli asessuati o meno ma …. solo porci; porci come loro in una porcilaia come quella nella quale, in realtà, hanno vissuto la loro vita con la mente e con il corpo.

Ma leggiamo ora le “lettera aperta” di Gramellini. Buona lettura:

Caro musulmano i tuoi fratelli adesso siamo noi. MASSIMO GRAMELLINI

 Caro musulmano non integralista che vivi in Occidente, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia wahabita che ha deformato il Corano, trasformando il suicidio in un atto eroico, e la tua rabbia verso la corte saudita che si atteggia a nostra alleata e invece finanzia quell’eresia dai tempi di Bin Laden. Il piano degli aspiranti califfi è piuttosto chiaro: utilizzano ragazzotti viziati come gli stragisti del Bataclan e relitti umani come il camionista che ha seminato la morte sulla promenade di Nizza per alimentare la paura e l’odio verso l’Islam, così da portare i razzisti al potere in Occidente e creare le condizioni per innescare una guerra di civiltà. È la trama dei fanatici di ogni epoca, la conosciamo bene. Negli Anni Settanta del secolo scorso il terrorismo di sinistra insanguinò le nostre strade con altri metodi (bersagli simbolici e non indiscriminati) ma identici obiettivi: scatenare la rivoluzione. Fallì quando l’operaio comunista che credeva suo alleato gli fece il vuoto intorno. E l’operaio gli si rivoltò contro perché aveva qualcosa da perdere: una casa, uno stipendio, un pallido benessere. Nessuno, credimi, fa la rivoluzione se ha qualcosa da perdere. Il simbolo di quel cambio di stagione fu il sindacalista Guido Rossa, che pagò con la vita la rottura dell’omertà in fabbrica.

Oggi Guido Rossa sei tu. Ti auguro lunga vita, ma è da te che ci aspettiamo il gesto che può cambiare la trama di questa storia. I farabutti che sgozzano in nome dell’Islam non vengono dal deserto: sono cresciuti in Occidente e quasi sempre ci sono anche nati. Frequentano i tuoi negozi e le tue moschee, parlano la tua lingua, credono (a modo loro) nella tua religione. Hanno figli che vanno a scuola con i tuoi, mogli che chiacchierano con la tua. Per troppo tempo li hai guardati come dei fratelli che sbagliavano, ma che non andavano traditi. Non condividevi i loro comportamenti, ma non te la sentivi di denunciarli: in qualche caso per paura, ma più spesso per una forma perversa di solidarietà religiosa e razziale.

Adesso però il gioco si è fatto troppo duro e non puoi più restare sull’uscio a osservarlo. Adesso anche tu, come l’operaio comunista di quarant’anni fa, hai qualcosa da perdere. Bene o male l’Occidente ti ha accolto, offrendoti la possibilità di una vita più dignitosa di quella che ti era consentita nella terra da cui sei scappato. Ora sei uno di noi. Tuo fratello non è più il camionista di Nizza, ma il bambino che le sue ruote hanno stritolato sul selciato. Non puoi continuare a negare l’evidenza o a girarti dall’altra parte. Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il menefreghismo dalla complicità.

Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dagli imam che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto le loro idee distorte. Pretendendo, tanto per cominciare, che nella tua moschea si parli la lingua che a scuola parlano i tuoi figli: francese in Francia, italiano in Italia. Senza di te perderemmo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che fra gli sconfitti ci saresti anche tu.

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