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Accorata lettera aperta di un cittadino: Malasanità Messina

Accorata lettera aperta di un cittadino, Malasanità Messina
”Cercatele un posto perché gli ammalati che escono da rianimazione non li vuole nessuno”

Questo il titolo di una accorata lettera di un cittadino, di un marito segnato dal dolore per la tragica prematura perdita della moglie, lettera che è stata inviata anche all’ Associazione Iride (ndr: che a sua volta ha inviato a noi), non per verificare la possibilità di avanzare una richiesta risarcitoria, ma per denunciare la gravi carenze assistenziali di cui è stata vittima, nella speranza di poter amplificare il suo grido di dolore al nobile fine di promuovere un miglioramento della Sanità.

E’ una lettera, pertanto, contro la Malasanità, scritta con l’auspicio che possa essere utile ad evitare il ripetersi di casi analoghi che, per quanto ci viene raccontato, risultano gravemente e primariamente condizionati da carenze di tipo organizzativo-assistenziale, alle quali spesso si aggiungono criticità nel rapporto medico-paziente ed in particolare nella capacità comunicativa dei sanitari che, vuoi per il carico di lavoro sovente eccessivo, vuoi per scarsa attitudine e preparazione specifica, rifuggono da quel ruolo primario, privilegiato ed oneroso, di tramite empatico tra le sofferenze del paziente (e dei parenti), le legittime attese-speranze e le oggettive possibilità assistenziali.

Rappresentando, la promozione della buona Sanità, uno dei tre obiettivi istituzionali dell’Associazione Iride, accogliamo con orgoglio la segnalazione del marito di una donna scomparsa a conclusione di un calvario sanitario protrattosi per mesi.

Di seguito il testo integrale della lettera ricevuta:

Lettera aperta

Malasanità Messina

“Cercatele un posto perché gli ammalati che escono da rianimazione non li vuole Nessuno” Il giorno 8/1/2016 sono Stato costretto, mentre eravamo fuori casa a dover condurre mia moglie al pronto soccorso dell’ospedale Papardo a causa di un improvviso malore, dove essendo giunta ormai in fin di vita a causa di un edema cardio-polmonare, è Stata intubata e trasferita al reparto rianimazione dell’ospedale Piemonte visto che in quella struttura non c’erano posti liberi.

Dopo averla mantenuta per otto giorni in coma farmacologico riescono a farla respirare autonomamente, a questo punto mi viene pronunciata la fatidica frase “Cercatele un posto…” come se io dovessi o potessi sostituirmi a quanti in quella struttura o “azienda”, come viene istituzionalmente definita, avessero potere decisionale. Non avendo io avuto la forza per acquistare con denaro, né il potere per conquistare con la forza questo “posto” ma soltanto l’umiltà di chiedere, dopo due giorni é stata trasferita in uno dei pochi reparti (cardiologia) dello stesso Piemonte, da dove prima di 24h I’hanno dovuta ritrasferire d’urgenza in rianimazione, qui i medici mi hanno spiegato che non l’avevano saputa gestire. In rianimazione é rimasta, inoperosamente ed infruttuosamente per circa altri venti giorni, sempre con la scusa assurda, inspiegabile e incredibile (visti i tempi lunghi intercorsi) della mancanza di posti.

Finalmente questo “posto” si é liberato proprio in quel reparto che non l’aveva saputa gestire e dove é rimasta per Oltre altri due mesi e dove e successo di tutto: gravi turbe neurologiche e perdita di conoscenza, una pericolosa piaga da decubito mai dichiarata, tanto meno curatasi non verso la fine di questi due mesi, fibrillazione e chi più ne ha più ne metta, altro che dimetterla trasferendola in una R.S.A come si era ventilato all’inizio. Naturalmente. alla luce dei fatti che si susseguirono il mio io si ribella, reagendo prima con un tentativo di trasferimento in altra struttura privata, poi con una lettera aperta alla stampa locale, infine con una denuncia alla magistratura quando lei, stanca, stremata e sfiduciata mi ha chiesto di organizzare il suo funerale.

Queste mie reazioni hanno sicuramente stimolato una certa parvenza di cura, ormai molto in ritardo ed in diversi casi esercitata da mani poco esperte perché non specializzate nelle singole patologie e tante richieste di trasferimento al Papardo sono state puntualmente respinte sempre per mancanza di “posto”. Di contro molto impegno é Stato esercitato nell’organizzare un trasferimento strategico per raggirarmi in un ospedale privato, il “S. Camillo”, dove e rimasta solo quattro giorni per essere trasferita in R S.A. il tutto minuziosamente organizzato per mettermi di fronte al fatto compiuto, che mio malgrado ho dovuto subire e avallare l’ R.S.A ha assolto, direi egregiamente il suo compito, tanta pulizia, tanta assistenza, discreta cucina di più non potevano fare.

Non c’era forse più nulla da riabilitare ma tutto se fosse stato possibile da recuperare tanto che usando le stesse iniziale, ho definito questa fase come Rottamazione Sanitaria Assistita. Un miracolo stava avvenendo, quando un chirurgo plastico, con la sua opera era riuscito a far reagire la sua piaga voraginosa che si riduceva a vista d’occhio, pero la guarigione produceva tanto e tale dolore al quale, il suo cervello ormai logoro, non ha resistito ed e letteralmente impazzita.

Le sue condizioni si sono aggravate a tal punto che é stata ricondotta per la seconda volta al pronto soccorso di quell’ospedale che non l’aveva potuta o voluta ricevere per curarla, era giunta qui in condizioni tali che il medico di turno si é sentito in dovere di esprimersi cosi “Chi l’ha ridotta così? Dovrei rispedirla al mittente, ma per pietà umana la ricovero qui dove cercheremo di aiutarla” Non immaginando che inconsciamente, stava proprio facendo quanto avrebbe dovuto e Voluto, come per farne subire l’onta di doverla assistere in una fine pietosa e indecorosa, con le membra sfaldate dalle piaghe in un lezzo di cadavere mentre era ancora in vita.

Così Rosella ha cessato di vivere il giorno 5/7/2016 a seguito di quest’ultimo evento ho sporto una seconda integrazione alla prima denuncia e una lettera aperta a vari organi di stampa, per divulgare la notizia. La Stampa ha taciuto, la giustizia, ho il dovere di credere che stia silenziosamente indagando, a questo punto ho sentito il dovere di rivolgermi a voi chiedendovi assistenza. Il Caso che sottopongo alla vostra attenzione non evidenzia errore, incuria o nulla di simile, bensì qualcosa di molto più grave, qualcosa che definirei agghiacciante, vale a dire la ferma, decisa, determinata, imperterrita volontà di non voler prestare le dovute cure a mia moglie, necessarie per combattere le importanti e pericolose patologie di cui soffriva, come ampiamente descritto nella documentazione allegata. Spero e confido che vogliate e possiate aiutarmi ad abbattere quel muro di omertà e connivenza costruito a loro protezione.

Non tanto per la soddisfazione di vedere le loro colpe punite, ma per quella molto più grande ed ambiziosa cioè quella di far scattare una scintilla per accendere un fuoco mediatico da spegnersi nella costituzione di quel terzo passaggio obbligato o secondo pronto soccorso che servirebbe di certo a tanti altri malcapitati come mia moglie, per non vedersi strappare la gioia di essere sopravvissuti al coma in rianimazione. Se cosi fosse né acquistereste anche voi una parte del merito, che varrebbe molto di più di un risarcimento in denaro.

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