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Scoperti altri 7 pianeti: è l’inizio di una rivoluzione (VIDEO)

Nuovo Sistema 7 terre
La Nasa annuncia la scoperta di un sistema di sette pianeti simili alla Terra. Tutti potrebbero ospitare oceani di acqua liquida e tre di loro sembrano ideali per la vita aliena.

Come scrive l’astrofisico Amedeo Balbi, siamo di fronte «all’inizio di una rivoluzione perché là fuori si nascondono centinaia di miliardi di altri mondi».

È l’inizio di una rivoluzione. Là fuori si nascondono centinaia di miliardi di altri mondi

Dobbiamo scoprire se noi siamo l’eccezione o la regola

Anche alle cose più straordinarie si finisce per fare l’abitudine, dopo un po’: e così si potrebbe essere tentati di guardare con un po’ di sufficienza alla nuova scoperta, annunciata dalla Nasa, di un sistema di ben sette pianeti di dimensioni simili a quelle della Terra, in orbita attorno a una piccola stella rossa, non molto lontana da qui. Ma sarebbe un errore.

 Intanto, perché significherebbe perdere di vista che viviamo davvero in un’epoca eccezionale, senza precedenti nella lunga storia dell’umanità. Poco più di quattro secoli fa, proprio di questi tempi, Giordano Bruno veniva arso vivo in una piazza romana per avere, tra le altre cose, ostinatamente sostenuto la possibilità che esistessero altri mondi oltre al nostro, magari a loro volta abitati. Ma non serve andare così indietro nel tempo: fino a qualche decennio fa, immaginare nuovi mondi non si pagava certo con la vita, ma restava pur sempre materia da autori di fantascienza. Noi siamo i primi essere umani ad avere le prove scientifiche che ci sono davvero pianeti intorno ad altre stelle. È una consapevolezza per nulla banale, e fa bene tenerlo presente ogni volta che sentiamo la tentazione di dare per scontate certe conquiste.

C’è poi il fatto che, oggettivamente, ogni nuovo annuncio del genere contiene in sé qualche elemento di novità, magari non immediatamente apprezzabile da tutti, ma importante una volta che lo si comprenda pienamente. Nel caso del sistema di «Trappist-1» ci troviamo di fronte a un piccolo gioiello: una piccola stella e sette pianeti racchiusi in uno spazio molto ridotto, paragonabile a quello di Giove e dei suoi satelliti, più che al sistema solare. Alcuni dei sette nuovi pianeti (o addirittura tutti, con molto ottimismo) potrebbero avere le caratteristiche fisiche necessarie alla presenza di acqua liquida. È ancora presto per dirlo, ma è questo che rende la scoperta così interessante.

Il tesoro dei 7 pianeti: potrebbero esserci acqua e ossigeno

Sistema 7 terre

È bello provare a immaginare come sarebbe vivere su uno di quei mondi, se fosse davvero abitabile: un’ipotetica civiltà tecnologica apparsa da quelle parti avrebbe molta più facilità a muoversi da un pianeta all’altro, rispetto alla nostra, e magari il sogno di diventare una specie multi-planetaria non sarebbe l’esclusiva di qualche miliardario alla Elon Musk.

Ma queste, naturalmente, sono solo fantasie. Quello che è certo è che, data la relativa vicinanza di «Trappist-1» alla Terra (40 anni-luce sono pochi, su scala cosmica), nei prossimi anni gli astronomi ne faranno un bersaglio privilegiato per osservazioni sempre più approfondite. Dopo la scoperta, avvenuta lo scorso anno, di un pianeta nella regione orbitale temperata della stella più vicina a noi, Proxima Centauri, possiamo dire che il nostro angolo di universo si sta rivelando parecchio interessante.

Questo ci porta a mettere le cose in una prospettiva più ampia. Se appena dietro l’angolo c’è così tanta abbondanza, è plausibile che il resto della nostra galassia sia altrettanto ricco di varietà. In poco più di 20 anni, da quando abbiamo scoperto il primo pianeta attorno a un’altra stella, abbiamo già messo insieme una collezione di quasi 5 mila candidati e ormai gli astronomi sono convinti che, in media, ogni stella abbia almeno un pianeta. Significa che, solo nella nostra galassia, esistono centinaia di miliardi di altri mondi. Una frazione non trascurabile di questi mondi potrebbe avere i requisiti indispensabili per consentire la presenza di organismi viventi. Ed è proprio da questo dato che parte la corsa verso la nuova frontiera della ricerca: ovvero studiare i pianeti già noti, e quelli che verranno alla luce in futuro, per capire se hanno ciò che serve a sostenere la vita. E magari, un giorno, trovarne persino le tracce.

Si tratta di un’impresa entusiasmante, che mette insieme scienziati di diverse discipline, dalla biologia all’astrofisica, dalla geologia alla climatologia, in uno sforzo congiunto che ha come obiettivo finale quello di capire se ciò che è avvenuto sul nostro pianeta è l’eccezione oppure la regola.

Ma c’è da scommettere che, come immaginava Flaiano col suo marziano, se mai scopriremo che c’è altra vita nell’universo, ci sarà chi farà l’abitudine anche a quello, dopo un po’.

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