L'Esperto

Il Prunus spinosa Trigno: un’altra arma contro il cancro?

Il 20 aprile 2014 l’Agi dette notizia sull’uso delle bacche del Prunus spinosa Trigno che, integrate con aminoacidi, sembravano essere in grado di uccidere le cellule tumorali come era stato dimostrato uno studio dell’istituto superiore della Sanita’ illustrato nel corso del IV Congresso internazionale di Medicina biointegrata, a Roma.

Il Prunus spinosa Trigno, è una pianta, molto diffusa in Molise, che da dei frutti blu che qui vengono utilizzati per ricavare un liquore dolce o come aromatizzanti del tabacco.

La scoperta – Il prunus, frutto ricco di antiossidanti fu oggetto di test in vitro condotti dalla ricercatrice dell’Iss Stefania Meschini e. con l’aggiunta di aminoacidi, minerali e vitamine aveva dato segnali di essere in grado di abbattere considerevolmente, fino al 70%, la proliferazione delle cellulele cancerose il che dette il via all’iter scientifico di verifica per l’accreditamento del nuovo (possibile) farmaco, tutto molisano e denonimato “Trigno M”, come supporto alla chemioterapia. Dopo il primo passo del brevetto, la ricerca è andata avanti con test sugli animali, per le prime verifiche ed oggi, a distanza di 21 mesi dal primo annuncio, il Trigno M è già passato alla produzione e, lanciato sul mercato il 5 ottobre scorso dalla società Biogroup in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, è già assunto da circa 2mila pazienti, affetti da grave forme di cancro.

L’annuncio è stato dato dal Dott. Mastrodonato, presidente della Società italiana di medicina biointegrata (Simeb), che dichiara:

“Dopo averlo testato su due linee cellulari di carcinoma al colon, su una linea cellulare di tumore del polmone e della cervice uterina, abbiamo scoperto che il composto naturale è in grado di indurre all’apoptosi (morte cellulare ndr) il 78 per cento delle cellule tumorali nell’arco di sole 24 ore” ed aggiunge: “Pensiamo che Trigno M possa potenziare gli effetti dei trattamenti tradizionali, come la chemioterapia e radioterapia, e mitigare gli effetti collaterali.” “Aspetteremo – ha concluso – di avere dati scientifici attendibili prima di esprimerci circa la sua efficacia, anche se ci crediamo molto già adesso”.

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