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Editoriali

La missione di sbloccare la crescita: Renzi e Tempa Rossa

Tempa Rossa – Molta ironia, qualche asprezza e il richiamo al primo comandamento di ogni capo che si rispetti: «La colpa è mia, e se dovete prendervela con qualcuno, allora prendetevela con me».

Matteo Renzi ieri ha scelto In mezz’ora di Lucia Annunziata per far sapere quel che pensa della vicenda Tempa Rossa. E visto che Maria Elena Boschi aveva appena affidato ad un’intervista a «La Stampa» la sua interpretazione dell’imbarazzante faccenda, ora i propositi e gli argomenti dei due «bersagli grossi» della feroce polemica politica divampata sono noti e chiari ad amici ed avversari.

La linea, naturalmente, è coincidente: siamo persone perbene, bisogna bloccare i ladri e non le grandi opere (pubbliche o private che siano).

E ancora, andremo avanti così e fa «schiattare dalle risate» (Renzi) l’accusa secondo la quale questo sarebbe il governo delle lobby. L’unica valutazione divergente – e si tratta di un dettaglio forse non da poco – riguarda la fase politica, la natura e il senso delle inchieste aperte. Maria Elena Boschi non esclude – o almeno non smentisce – l’idea che il governo possa essere sotto attacco da parte dei sempreverdi «poteri forti»; Matteo Renzi, invece, sdrammatizza e dice: «Non credo ai complotti dai tempi di Aldo Biscardi».

Nelle due interviste non c’è né incertezza né autocritica: non solo rispetto alla vicenda in questione, ma anche in rapporto a quell’accusa di «familismo» (il fidanzato della Guidi, il padre della Boschi, l’amico di Renzi) ciclicamente rivolta al premier ed al suo esecutivo. E l’autocritica è probabilmente assente perché cancellata dall’urgenza della «missione» della quale il governo si sente investito: sbloccare l’Italia e, dunque, sbloccare le grandi opere (pubbliche e private) capaci di creare occupazione e crescita.

La linea scelta, per quanto discutibile, ha una sua evidente forza, in un Paese con livelli di disoccupazione e quantità di investimenti inversamente proporzionali gli uni agli altri. Scoprire che in una delle aree più povere del Paese si attende dal 1989 il nulla osta ad un progetto come «Tempa Rossa», può far rabbrividire. E il fatto che «in 27 anni non è stata tirata fuori una goccia di petrolio» (Renzi) dal più grande giacimento dell’Europa occidentale, appare – in effetti – una forma suprema di masochismo.

Ma c’è modo e modo, naturalmente, di sbloccare un Paese. Tra alti e bassi – e in una fase non certo favorevole – questo governo ci sta provando, e alcuni risultati cominciano a vedersi. Quel che però non può esser chiesto agli italiani (e a maggior ragione ai giudici, alle forze di opposizione e ai media) è di firmare quella sorta di cambiale in bianco presentata ieri – quasi con le stesse parole – da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi in relazione alla vicenda in corso e, più in generale, all’operato del governo: «Possono dirci che siamo incapaci, ma non disonesti».

Questa linea – forte ma discutibile, a seconda dei punti di vista – sarà all’esame oggi della direzione del Pd e, nei prossimi giorni, delle aule parlamentari sulle quali già pende l’annuncio di nuove mozioni di sfiducia. Vedremo quale sarà l’esito dello scontro che si preannuncia, e se i voti di pezzi di centrodestra (Verdini) risulteranno decisivi per la salvezza dell’esecutivo, rilanciando nuove e velenose polemiche. Ma considerato che la stabilità e il futuro di un Paese non sono patrimonio e interesse del solo governo, anche le forze di opposizione dovrebbero riflettere sulla sensatezza (non solo elettorale) di certe iniziative.

Credono davvero che dalla telefonata della ministra Guidi alle dimissioni dell’intero gabinetto il passo sia breve e, soprattutto, conseguente? E sul serio pensano che con il voto amministrativo alle porte, una riforma costituzionale da concludere, la minaccia terrorista e la ripresa economica che non decolla, la crisi di governo (ammesso che riescano a determinarla) e le elezioni anticipate siano la ricetta migliore? Dubitarne è lecito, visto che quello sarebbe l’approdo della loro iniziativa, in assenza di credibili alternative di governo.

Dunque, un consiglio: si ricerchi la verità e si faccia battaglia politica, ma si conservi il senso della misura. E si tenga responsabilmente presente – anche se non va più di moda – l’interesse generale del Paese. Che non sempre, naturalmente, coincide con quello delle opposizioni.

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vivicentro.it-opinione-editoriale / La missione di sbloccare la crescita: Renzi e Tempa Rossa FEDERICO GEREMICCA

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