Editoriali

Il dopo Renzi è cosa seria e delicata

Gran finale che inaugura il dopo Renzi

Con le annunciate dimissioni di Matteo Renzi, si apre una fase delicata della politica italiana. I media seguono l’evolversi della situazione che, sempre più, sembra portare a preferire che la scelta cada su qualcun altro, anche per lo stesso Renzi, che potrà così conservare l’onore.

Gran finale che inaugura il dopo Renzi

Il boccino della crisi di governo, aperta con le dimissioni di Matteo Renzi la notte di domenica, sta per cadere lontano dal leader del Pd. Com’è naturale e logico che sia, perché la politica ha le sue regole e il capo dello Stato deve tener conto anche del voto di quei 19 milioni di cittadini che hanno respinto la riforma costituzionale. Ripresentare Renzi, appesantito da quella bocciatura, avrebbe infatti alcune controindicazioni: potrebbe apparire un gesto di scarsa considerazione del risultato referendario, esporrebbe il presidente del Consiglio a una guerriglia permanente in Parlamento (e a manifestazioni rumorose di piazza) e certo non favorirebbe quel clima di disarmo bilaterale necessario ad approvare la nuova legge elettorale. Senza considerare che lo stesso Mattarella ne sarebbe in qualche modo considerato responsabile dalle opposizioni e diventerebbe egli stesso un bersaglio.

Meglio per tutti dunque che la scelta cada su qualcun altro, anche per lo stesso Renzi, che potrà così conservare l’onore.  

Potrà dire infatti di aver mantenuto la promessa di dimettersi senza ricevere un reincarico che trasformerebbe quelle stesse dimissioni in un gesto insincero. Ieri sera, al momento di andare in pagina, la scelta del capo dello Stato sembrava ristretta a due soli nomi, Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan, con il primo molto più probabile.

A questo punto, considerando pacificata la giungla delle correnti Pd, la parola passa alle opposizioni.

A Silvio Berlusconi, soprattutto, che in questo passaggio stretto è chiamato a un difficile equilibrismo: da una parte deve fare la voce grossa contro il governo e votare contro per non rompere con la Lega, dall’altra deve sedersi presto con il Pd di Renzi attorno al tavolo della nuova legge elettorale, sperando oltretutto che la trattativa duri a lungo, in modo da scavallare la primavera e arrivare al prossimo autunno. Perché la verità, al di là del problema della sentenza della Corte di Strasburgo sulla legge Severino, è che Forza Italia non è pronta per un voto anticipato. La conclusione negativa della scommessa di rinnovamento affidata a Stefano Parisi la dice lunga su quanto sia difficile per il leader di Forza Italia affidare ad altri la sua creatura. Secondo le voci che filtrano da Arcore, un piano alternativo sarebbe stato già messo a punto. E sarà annunciato tra pochi giorni, una volta conclusa la crisi di governo.

Berlusconi ha chiaro che la prossima legislatura, se sarà approvata una legge proporzionale, non potrà che concludersi con un governo di coalizione insieme al Pd. Non esiste un’altra formula politica alternativa, stante il Fattore G (come Grillo) che ha sequestrato e reso indisponibili a qualsiasi coalizione i voti di un terzo degli italiani. L’ex Cavaliere si sta già preparando alle larghe intese, ma ha bisogno di arrivarci bene. Gli serve quindi una coalizione forte con Salvini per ottenere il miglior risultato possibile per Forza Italia… per poi governare con il Pd. Sono i paradossi della stagione politica che ci attende. Nel frattempo, per capire quale sia il reale stato dei rapporti fra Pd e Forza Italia, converrà prestare attenzione al rinnovo della concessione Rai. Nel contratto di servizio sarà infatti riformulato l’indice di affollamento pubblicitario. E si parla della sottrazione alla Rai di una quota di pubblicità tra i 60 e i 100 milioni di euro, che andrebbero naturalmente a finire alla concorrenza. Se così fosse sarebbe un bel gesto di cortesia nei confronti di Berlusconi alla vigilia di una nuova stagione di collaborazione bipartisan.

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