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Editoriali

Perché l’Europa non deve temere l’Africa

Perché l'Europa non deve temere l'Africa

Minniti sa che i migranti puntano sul confine libico ed è là che vanno fermati, creando le condizioni per riportarli nei loro Paesi. Bisogna trattare con i governi africani ed effettuare in quei Paesi una serie di investimenti appropriati alle esigenze locali

DAL CONFRONTO tra i cinque continenti, sia dalla loro estensione territoriale e sia dal numero degli abitanti e dalla loro età, emergono alcune considerazioni che vanno tenute presenti per quanto riguarda la storia del prossimo futuro.

L’Asia è il continente più esteso e il più popoloso. L’età media è variabile da regione a regione, ma complessivamente non invecchia né ringiovanisce, è stabile.

Gli abitanti sono 4 miliardi e 436 mila e il territorio è di 44 milioni e 580 mila chilometri quadrati.

L’Europa è il continente territorialmente più piccolo: 10 milioni e 180 mila chilometri quadrati con una popolazione di 749 milioni di abitanti.

Infine è molto interessante l’Africa, con 30 milioni e 370 chilometri quadrati e una popolazione di un miliardo e 216 milioni di abitanti. L’invecchiamento è molto scarso e la crescita demografica molto elevata.

Trascuriamo le Americhe del Nord e del Sud che occupano un diverso emisfero. Qui da noi il vero tema da tener presente è l’Africa: vasta estensione e in proporzione all’Asia una popolazione minimale e giovane. Ha ragione Marco Minniti quando dice che il vero problema dell’Europa in genere e delle nazioni europee che si affacciano sul Mediterraneo è quello di fronteggiare l’Africa. In che modo?

Matteo Renzi è stato durissimamente contestato da tutti gli altri partiti italiani, a cominciare dalla dissidenza della sinistra guidata da Giuliano Pisapia, per aver detto che l’Italia deve bloccare l’accoglienza dei migranti e semmai dirottarli e soccorrerli nel Centro-Africa da cui provengono. Renzi per fronteggiare attacchi e insulti che gli sono piovuti addosso come una tempesta di grandine, ha parzialmente smentito le affermazioni che gli erano state attribuite, col massimo godimento soprattutto di Salvini. Ora si aspetta. Luglio e agosto le vacanze e subito dopo il tema andrà ripreso. Il come non è chiaro né da parte di Renzi né dei suoi critici interni né da quelli esterni. Ma gli estremi di quel tema sono invece chiarissimi fin d’ora e di questo vogliamo ora parlare.

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Desidero anzitutto ricordare il mio incontro con papa Francesco giovedì scorso. Uno dei temi di cui abbiamo parlato è appunto quello della povertà dei migranti in gran parte provenienti dall’Africa e diretti soprattutto verso l’Europa. Tutta l’Europa, del Sud, del Centro e del Nord.

La tesi del Papa è che il meticciato è inevitabile e va anzi favorito dall’Europa. Ringiovanisce la nostra popolazione, favorisce l’integrazione delle razze, delle religioni, della cultura. La popolazione europea sta, in quasi tutti i Paesi, diminuendo e invecchiando. L’accoglienza dei migranti è dunque per Francesco un fatto positivo, destinato a cementare una sostanziale amicizia tra i tre continenti che la geografia pone a confronto tra loro: l’Asia, l’Africa e l’Europa.

Molte nazioni hanno attualmente un sistema dittatoriale, ma il tempo e i popoli migranti possono favorire l’estendersi delle democrazie. Questo penso io. Naturalmente sono percorsi storici pieni di variazioni, nel bene e nel male, per i popoli che ne sono contemporaneamente i protagonisti e le vittime. Ma il percorso storico io credo sia questo perché questa è la modernità che dal Quattrocento domina l’Europa e anche l’India e la Cina. Non ancora l’Africa e perciò è all’Africa che bisogna guardare.

Il Pd vuole instaurare lo “ius soli”. Incontra molte difficoltà, soprattutto in Senato dove non dispone d’una maggioranza. Ma lo “ius soli” è una conquista se il Pd riuscirà a ottenerlo. Oppure si potrà introdurre qualche modifica che però non intacchi il principio. Per esempio un diritto che diventa operativo solo quando il bambino è rimasto in Italia per almeno cinque anni dalla nascita, con eventuali assenze d’un mese l’anno se ci fossero esigenze dei genitori stranieri che non possono e non vogliono lasciare il figlio senza di loro.

Uno dei punti di fondo che i Paesi meridionali dell’Ue hanno rifiutato è stato quello di accettare l’attracco di navi cariche di migranti nei loro porti. Gentiloni ha protestato, Renzi ha protestato, ma poi c’è stata la mediazione favorita dalla Germania di aiutare con una “regalia” come contributo all’accoglienza.

Se posso esprimere un mio sentimento, sono sbalordito di quanto è accaduto. L’Italia, secondo me, deve esigere che le navi battenti bandiera francese o spagnola o portoghese o turca o greca o cipriota, attracchino nei rispettivi porti. Saranno poi quei governi a decidere la loro politica nei confronti di quelle navi, ma non rimandandole in Italia perché l’Italia deve accettare l’attracco delle navi di bandiera italiana.

In teoria alcune navi potrebbero battere bandiera europea, questo è uno dei motivi per i quali temi di questa importanza esigono al più presto uno Stato europeo federato. Allora sì, sarebbe relativamente facile governare in vari modi l’accoglienza o il respingimento dei migranti. Nel frattempo tuttavia il bravo e generoso e democratico ed europeista Macron, non vuole accettare le navi che battono bandiera francese. Dovrebbe invece consentire l’attracco nei suoi porti. Comunque può fare quel che vuole, ma sarà difficile a questo punto non mettere in gioco il suo europeismo e il rispetto per la democrazia. Gaullisti? De Gaulle era meglio, fece la pace con l’Algeria.

A questo proposito desidero ricordare che dal 1936, quando Mussolini conquistò l’Etiopia, le persone nate in Eritrea e nella Somalia italiana, erano considerati cittadini italiani. Si cantava una canzone intitolata “Faccetta nera” che diceva: Faccetta nera / sarai romana / la tua bandiera sarà sol quella italiana! / Noi marceremo insieme a te / e sfileremo avanti al Duce e avanti al Re!”.

Vedete? Il tempo passa ma spesso i temi d’allora si ripropongono.

Il nostro ministro dell’Interno Marco Minniti, è molto consapevole del problema delle emigrazioni dai Paesi dell’Africa occidentale. Fuggendo da Paesi dove rischiano di morir di fame o di essere imprigionati e uccisi, la loro fortuna sarebbe quella di organizzare un sistema di accoglienza europea, o al momento solo italiano, direttamente in quei territori.

Bisognerebbe trattare con quei governi, assumersi la responsabilità effettuando in quei Paesi una serie di investimenti appropriati alle esigenze locali, alimentari, sociali, culturali, sindacali. Insomma investimenti adeguati e richiesti da quei governi. Gli investitori sarebbero anzitutto italiani e/o europei e/o americani. I lavoratori, adeguatamente retribuiti, sarebbero anzitutto immigrati riportati nei Paesi d’origine e poi utilizzati dai Paesi in questione. Ci dovrebbe anche essere un contingente militare italiano di 200 o 300 effettivi, che dovrebbero sorvegliare e garantire che gli investimenti in corso siano adeguatamente protetti.

Questo è il programma Minniti (ovviamente condiviso da Gentiloni e da Renzi). Minniti sa che i migranti puntano sul confine libico- tripolitano. È là che i migranti vanno ed è là che saranno fermati e riportati nella patria dalla quale stanno fuggendo, ma nelle condizioni di cui abbiamo parlato.

La tesi del nostro ministro dell’Interno (che fa anche il ministro degli Esteri in certe occasioni) è che l’Africa è un continente destinato a crescere più velocemente degli altri e se la crescita avverrà anche sul suo territorio potrà addirittura mettere in moto un movimento alla rovescia: molte ditte e tecnici europei si dislocheranno in Africa per aiutarla a crescere più velocemente e a imparare a costruire nuove imprese e nuove iniziative. Concludo dicendo che il paragone è: aiutiamo l’Africa e l’Africa aiuterà noi.

Repubblica.it/Perché l’Europa non deve temere l’Africa di EUGENIO SCALFARI

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