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Editoriali

Internet veloce ultima chiamata

Ultima chiamata per il convoglio della banda ultralarga con destinazione il futuro.

Oggi a Palazzo Chigi si vara il piano per recuperare il ritardo del nostro paese su Internet veloce, che ci vede al terzultimo posto nell’Europa a 28 per la digitalizzazione dell’economia e della società. Obiettivo, entro quattro anni, raggiungere tutta la popolazione con una connessione a 30 megabit, e almeno la metà con una a 100. Ma stamane è anche la giornata in cui va in soffitta il rapporto preferenziale tra governo e Telecom. Il monopolista di un tempo diventa anche dal punto di vista politico un operatore come tutti gli altri e va per la sua strada: 3,6 miliardi di investimento nella banda ultralarga, 1,2 nel mobile, 12 nel complesso entro il 2018. Si archivia il tentativo che il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva compiuto di favorire un accordo pubblico-privato tra Metroweb (partecipata da Cassa Depositi e Prestiti) e Telecom, ormai a trazione francese, per accelerare la posa della fibra.

Il progetto che invece oggi riceverà la benedizione dal premier, prevede un intervento congiunto di Enel, Vodafone e Wind. L’azienda elettrica quotata in Borsa, ma il cui primo azionista è il ministero dell’Economia, porterà la fibra fino al pianerottolo delle famiglie in oltre 200 città, offrendo a parità di condizioni a tutti gli operatori la possibilità di utilizzare le proprie apparecchiature per trasmettere il segnale ottico. Tre circostanze avvalorano l’ipotesi che non si tratti solo di un’intesa industriale e commerciale ma di un preciso segnale politico: la sede istituzionale, l’improvvisa convocazione dell’appuntamento decisa dal presidente del Consiglio – un’accelerazione maturata qualche giorno fa nel Nevada – e l’annunciata presenza a Palazzo Chigi dei sindaci di cinque delle città coinvolte nel piano: Venezia, Perugia, Cagliari, Bari e Catania. Anche la prevalenza del Sud è simbolica e sottolinea l’attenzione del governo al Mezzogiorno.

Ma andiamo con ordine. Dopo anni di attese, gli investimenti complessivi sul tavolo per realizzare il sistema connettivo del Paese ammontano a circa 12 miliardi. La Penisola è stata divisa in due: le aree nere, in cui esiste già oggi una richiesta da parte di famiglie e aziende per spingere gli operatori a farsi concorrenza, e quelle bianche, a fallimento di mercato, in cui è necessario l’intervento dello Stato. Nelle prime, quelle di cui si parlerà oggi, in sostanza le città più ricche, gli operatori affermano di essere pronti a spendere nei prossimi quattro anni oltre 5 miliardi.

In quelle invece dove non sarebbe economico realizzare la rete veloce, 7.500 Comuni con 13 milioni di cittadini, ci saranno gli investimenti pubblici: cinque miliardi dello Stato, tre dei quali già disponibili, e due delle Regioni attraverso i fondi europei. La novità è che la rete è destinata a rimanere pubblica. Non accadrà più, osservano gli analisti, che «un operatore come Tim si ritrovi con una rete privata finanziata per il 60-70% dai cittadini attraverso bandi a fondo perduto». La stazione appaltante sarà Infratel, società del ministero dello Sviluppo economico. L’infrastruttura sarà poi disponibile per tutti gli operatori a parità di condizioni. Scatterà quindi la seconda fase: per incentivare le famiglie a passare alla banda ultralarga e stimolare l’adozione di nuovi servizi, ci saranno dei voucher statali, in sostanza dei bonus economici.

L’annuncio di oggi avviene nelle stesse ore in cui matura l’alleanza tra la francese Vivendi, prima azionista Telecom, e Mediaset per creare una piattaforma comune di produzione dei contenuti tv e di distribuzione online che ha anch’essa nella connettività, ma stavolta senza fili, uno dei punti di interesse. L’integrazione tra trasmissione dati e industria dell’intrattenimento è ormai un fatto compiuto in Europa. Il ritardo della banda ultralarga inchioda il prodotto lordo digitale italiano a un misero tre per cento, contro il 10 di un paese di grandezza comparabile quale il Regno Unito. Come la costruzione delle autostrade negli Anni 60 fu una delle chiavi per lo sviluppo della mobilità e dell’industria, così i canali dati ultraveloci lo sono per l’economia del presente: secondo alcune stime, ogni 10 punti di penetrazione della banda larga il Pil cresce di un punto. Il piano di oggi, se realizzato, è forse l’ultima occasione per non perdere il treno. Attendere ancora in stazione significa rinunciare all’appuntamento con la crescita.

@massimo_russo

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