Editoriali

Contro le invasioni di campo MARCELLO SORGI*

Stato ha dovuto assistere a troppe invasioni di campo.  

«Competizione, sovrapposizione di ruoli, se non addirittura conflitto»: così, misurando le parole com’è nel suo stile, il Presidente ha definito la confusione generata dalla scelta di Renzi di affidare all’Autorità anticorruzione presieduta dall’ex-pm Cantone gli arbitrati che dovrebbero portare al risarcimento dei risparmiatori truffati dalle banche colpite dal decreto di Palazzo Chigi. Una decisione che ha provocato la malcelata irritazione (anche se non la minaccia di dimissioni) del governatore della Banca d’Italia Visco, che guida l’istituzione normalmente deputata al controllo e alla regolamentazione degli istituti di credito grandi e piccoli.  

E il successivo chiarimento intervenuto tra Cantone e lo stesso Visco, pronti adesso a collaborare. 

Per il modo che ha di intendere il suo ruolo, Mattarella non si sarebbe neppure sognato di occuparsi di una vicenda in cui il governo ha diritto di prendere i provvedimenti che ritiene opportuni, senza che il Quirinale, in questa come in altre questioni di stretta competenza dell’esecutivo, abbia titolo per intromettersi. Se lo ha fatto, non è per dare un giudizio sull’operato del premier e dei suoi ministri, che per altro, in una seconda parte del suo discorso, ha espresso positivamente; ma per marcare il suo dissenso sul modo in cui l’iniziativa è stata presentata da Renzi, con quell’accenno alla necessaria «terzietà» dell’autorità chiamata a occuparsi dei rimborsi, che poteva lasciar intendere che le stesse indispensabili autonomia e indipendenza non potessero essere assicurate da Bankitalia, ciò che appunto ha causato il risentimento del Governatore.  

Ora che il conflitto è stato superato, l’armonia tra le istituzioni ricostituita e assicurata la collaborazione tra Cantone e Visco, Mattarella si augura pubblicamente che non debbano ripetersi casi del genere e che il bisogno di trovare una soluzione urgente, ancorché non miracolosa, per casi delicati come quello delle banche, non porti a valutare solo o prevalentemente l’aspetto mediatico dei rimedi da proporre, senza prenderne in considerazione tutte le implicazioni, a cominciare appunto da quelle istituzionali. Nello specifico, non a caso, il Presidente si augura norme chiare per consentire al meccanismo di selezione dei risarcimenti di funzionare, e indagini rigorose a tutti i livelli, senza alcuna fretta di chiudere il caso. 

Un analogo esempio – anche questo non direttamente desumibile dalle parole del Presidente, che s’è guardato bene dal farne in modo esplicito – potrebbe riguardare la commissione d’inchiesta sulle banche commissariate. Dall’annuncio di Renzi non s’è capito di che tipo di organismo si tratti, mono o bicamerale, dotato o meno degli stessi poteri della magistratura, o incaricato solo di un’indagine conoscitiva. L’intenzione lodevole della massima trasparenza, per fugare ogni sospetto di conflitto di interesse del governo, anche dopo la discussione parlamentare e il voto sulla mozione di sfiducia contro la ministra Boschi, dovrà fare i conti obbligatoriamente con un testo legislativo che dia vita alla commissione – se davvero si è dell’intenzione di istituirla – e ne elenchi i poteri, correlandoli a quelli della magistratura che sta indagando sulle ipotesi di truffa e della Banca d’Italia che continua a vigilare sulla stessa materia; ed evitando – va da sé – le sovrapposizioni e gli eventuali conflitti stigmatizzati dal Capo dello Stato. 

Così, per concludere, se si vuole evitare la «sfiducia» che i cittadini continuano a manifestare, ogni volta che sono chiamati alle urne, Mattarella ricorda a tutti che non basta evitare le invasioni di campo tra le diverse istituzioni. Occorre pure che si ristabilisca lo spirito di collaborazione e la normale comunicazione tra i palazzi e i loro inquilini, che fin qui sono evidentemente mancate. 

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