Economia

Nuovi contratti di lavoro, il sorpasso del Sud al Centro-Nord

L’analisi dell’Osservatorio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro: in base ai dati Inps sulle denunce Uniemens, nei primi 7 mesi del 2015 i contratti di lavoro sono aumentati nel Mezzogiorno più che al Centro e al Nord-Est d’Italia. Resta il problema dei giovani e dei precari

MILANO – Il Sud finito al centro delle riflessioni, quest’estate, dopo un rapporto dello Svimez sulla drammatica situazione economica prova a dare segnali di risveglio sul fronte occupazionale. In attesa delle misure promesse da Renzi nella prossima Stabilità, che dovrebbero anticipare almeno per le imprese meridionali qualche forma di sgravio fiscale (Repubblica in edicola ricostruisce l’idea di un taglio Ires del 20%), i Consulenti del Lavoro sottolineano come la crescita dei contratti sia stata migliore nelle regioni del Mezzogiorno piuttosto che al Centro-Nord.

L’analisi parte dai dati Istat sulla disoccupazione di agosto, all’11,9%: “Un piccolo calo, -0,1% rispetto a luglio, ma che raggiunge il -0,7% rispetto ad agosto 2014. In un anno, infatti, hanno trovato un impiego 325.000 italiani in più, soprattutto donne se guardiamo i dati registrati ad agosto in cui il tasso di occupazione femminile è cresciuto dell’1,6% rispetto al +1,4% di quella maschile. In questo mese si conserva, sostanzialmente, in trend di crescita degli occupati che era stato previsto nel mese di luglio (0,3%), poiché sono aumentati i lavoratori subordinati (+70 mila), specialmente quelli a termine (+45 mila). Questo sta a significare che non ci sono stati semplici picchi di assunzioni, ma stabilità di avvio dei rapporti di lavoro”, dicono i Consulenti ricordando che Renzi ha salutato i numeri dicendo che l’Italia è “fuori dalle sabbie mobili”.

In attesa che i dati sul lavoro siano uniformati con quelli di flusso (Ministero del Lavoro e Inps pubblicano l’andamento delle attivazioni e cessazioni contrattuali), i Consulenti del Lavoro spostano il livello d’analisi proprio ai numeri dell’Istituto di previdenza denunce Uniemens. L’analisi dell’Osservatorio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro censisce, nel periodo gennaio–luglio 2015, un saldo positivo di 706.128 unità tra rapporti di lavoro avviati ed interrotti. Di queste unità, 527.834 sono a tempo indeterminato: segno che l’esonero contributivo triennale per chi assume con contratto a tutele crescenti sta funzionando. Facendo un’analisi dei dati Inps regionali, il Sud registra un +155.139 unità rispetto al +152.538 unità delle regioni del Centro Italia e al +139.212 unità registrato nelle regioni del Nord-Est.

Restano, sia guardando i dati Istat che quelli Inps, i lati oscuri. “I contratti a termine continuano ad essere troppi: ad agosto 2.449.000 unità, probabilmente perché il periodo estivo favorisce l’aumento di lavori stagionali o semplicemente perché l’ingresso nel mondo del lavoro passa attraverso un periodo di rapporto a tempo determinato per facilitare prima la conoscenza e, poi, la fiducia tra datore di lavoro e lavoratore. Ma i contratti a termine potrebbero fortemente diminuire se l’esonero contributivo triennale venisse confermato anche per il 2016”, dicono i Consulenti. E ancora, tornando all’Istat: “Un dato molto preoccupante” interessa soprattutto “i giovani di età compresa fra i 15 e i 25 anni e che, purtroppo, non rappresenta una novità ma una conferma. Ad agosto, infatti, il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il 40,7%, con un +0,3% rispetto a luglio, ma con un -2,3% rispetto ad un anno fa. Sono complessivamente 5 milioni i giovani tra inattivi e disoccupati; per questo sarebbe necessaria un’azione mirata di incentivo all’occupazione giovanile di cui si dovrebbe fare carico lo Stato”.

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