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Mediaset, Bollorè cerca una tregua

Vincent pensa alla tregua di Natale

Colpo di scena nella battaglia tra Fininvest e Vivendi per il controllo di Mediaset. Bolloré pensa a una tregua di Natale e cerca un abboccamento con Berlusconi, intanto però gioca sui ritardi dell’Italia per creare una piattaforma che faccia concorrenza a Hollywood.

Vincent pensa alla tregua di Natale e cerca un abboccamento con Silvio

Ma Bolloré è pronto alla guerra di logoramento coinvolgendo la telefonia

MILANO – Chiamatela, se volete, la tregua di Natale. I cannoni francesi in Borsa hanno smesso di rombare. Il titolo Mediaset dopo la pazza corsa dei primi tre giorni della settimana ha chiuso per la prima volta in calo, dell’1,55%. Vincent Bolloré, giunto con la sua Vivendi al 20% del Biscione, resta convinto – dopo il comprensibile choc iniziale – di aver comunque destato l’attenzione di Silvio Berlusconi con cui, genio della tv e attento al futuro della sua creatura, ritiene di poter raggiungere ancora un accordo. Un nuovo patto sotto il segno di quella stessa visione strategica che già in aprile li aveva accomunati salvo poi finire a carte quarantotto sui conti, contestati, di Premium, la pay tv diventata col tempo la zavorra di Cologno Monzese.

Tra borsa e tribunale, la partita tra Mediaset e Vivendi è appena iniziata

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Per favorire un riavvicinamento, Bolloré ieri ha cominciato col mandare segnali distensivi. Parola d’ordine: abbassare i toni. «Certamente non è stato sollecitato, ma non è un atto ostile», ha dichiarato così all’Ansa una forte interna di Vivendi. «Vogliamo estendere e rafforzare la nostra posizione in Europa del Sud che per noi è strategica», hanno proseguito da Parigi. Nel quartier generale di Mediaset quanto in quello della holding hanno subodorato qualcosa di più, al punto che si aspettano – forse già oggi o nei prossimi giorni – una specie di invito ufficiale a sedersi attorno a un tavolo. Bolloré cerca la pace, ora che con la sua quota – presa in modo brutale, certo, ma spendendo 700 milioni – ha allineato i propri interessi con quelli dei Berlusconi. Ma, pur con tutta la buona volontà, non attenderà in eterno. La tregua durerà fino a Natale. Passate le Feste, se i segnali saranno ancora tutti e solo ostili (e ieri i manager di Fininvest hanno esaminato a lungo con i legali le richieste da inoltrare alla Procura di Milano e alla Consob, tra cui il congelamento delle azioni rastrellate da Vivendi), riprenderà a fare la guerra. L’Opa non sembra un’opzione: il gruppo potrebbe arrivare al 29,9%. Quella a cui Parigi si prepara è una guerra di logoramento: battagliare in ogni assemblea, presentare a tutti gli azionisti (fondi inclusi) il proprio piano alternativo, chiedere – anche prima del 2018 – di poter avere rappresentanti in cda. Vivendi poi controlla Telecom, grande cliente pubblicitaria di Mediaset, e che finora, tra Premium e Sky, ha favorito la prima. Sarebbe ancora così?

Neppure Mediaset e Fininvest resterebbero a guardare. La holding dei Berlusconi non potrà più comprare azioni (se non un 1,27% a partire da aprile) per un anno. Qualcuno scommette che voglia restituire il dispetto a Vivendi, comprando quote della sua Telecom. La cosa non trova riscontri, ma il titolo (nonostante il presidente Giuseppe Recchi giuri che il gruppo sia «totalmente estraneo alla vicenda») ha guadagnato il 3,66%. Al loro fianco, poi, hanno i colossi Unicredit e Intesa Sanpaolo. E Carlo Messina, ad di quest’ultima, appare determinato nel supportare Mediaset in nome dell’italianità da preservare. Non una guerra, sarebbe uno scontro tra titani.

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