Economia

Fisco, la Commissione Ue presenta la sua stretta anti-multinazionali

Fisco, studio fiscale Mossack Fonseca
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                                          Fisco: studio fiscale Mossack Fonseca

Fisco, i Panama Papers aleggiano sulla proposta di imporre alle grandi aziende un rendiconto dettagliato della loro presenza, Paese per Paese. Dopo lo scandalo potrebbero esserci strette ulteriori: obbligo di dichiarare le strutture nei Paradisi fiscali e sanzioni in arrivo

MILANO – Lo scandalo dei Panama Papers non poteva non irrompere sul tavolo della Commissione europea, che domani lancerà una sua proposta di modifica alle normative sulla rendicontazione fiscale da parte delle multinazionali. Le grandi aziende saranno obbligate a dettagliare la loro presenza (dai ricavi ai dipendenti, passando al rapporto con il Fisco) nei Paesi nei quali operano e, dopo le rivelazioni dell’Icij alle quali ha contribuito per l’Italia l’Espresso, si preannunciano paletti più rigidi.

Quello della Ue è un tentativo di rendere più trasparente la struttura delle grandi aziende e, soprattutto, di permettere alle autorità fiscali nazionali di coordinarsi in modo da riscuotere il dovuto. Uno degli strumento prescelti, quello in lancio domani, è il Country by country reporting (Cbcr), la rendicontazione Paese per Paese, e rientra nel più ampio pacchetto anti-elusione che la Commissione ha lanciato nello scorso gennaio. La proposta, che verrà dettagliata dal commissario Johnathan Hill, potrebbe rivelarsi un po’ più incisiva rispetto alle bozze emerse nelle ultime settimane in scia ai milioni di documenti emersi dai pc dello studio Mossack Fonseca, che svelano l’universo di società offshore e conti panamensi da parte dei potenti (e non) di mezzo mondo.

Una stretta che in parte risponde al pressing degli attivisti della trasparenza e della lotta alla corruzione, ma d’altra parte risente anche dell’ondata di indignazione che ha seguito la pubblicazione dei Panama Papers. Se Luxleaks e alcuni casi aziendali avevano messo in luce le prassi fiscali delle aziende, volte a minimizzare l’impatto del Fisco, nell’ultimo scandalo i protagonisti sono i singoli individui. Ma tra le varie rivelazioni dell’Icij ci sono innumerevoli esempi di società che hanno sfruttato le triangolazioni con i Paradisi fiscali, facendo perno su Panama, per non pagare le tasse. Motivo per cui oggi si torna a chiedere da più parti di fare di più per la trasparenza.

Le ultime indiscrezioni, raccolte da Agence Europe, descrivono le modifiche allo studio della Commissione Ue rispetto ai piani iniziali. Un punto riecheggia proprio lo scandalo di Panama e la volontà espressa da Pierre Moscovici di dare un indirizzo politico più forte alla lotta alle frodi fiscali. Inizialmente si prevedeva che le multinazionali operanti nell’Unione dovessero dare il dettaglio della loro presenza nei Paesi membri, ma si potessero limitare a numeri aggregati per tutte le altre controllate fuori dal blocco dei 28. Un dettaglio che aveva fatto scattare la rabbia delle associazioni. A riassumere la posizione degli attivisti era stata Transparency International, che ha parlto provocatoriamente di una “parodia di trasparenza: se un sistema Cbcr si applica soltanto a 28 Paesi e ne lascia fuori 168, non si può veramente chiamare Cbcr. Al massimo si può parlare di un ‘reporting della Ue'”, diceva l’associazione.

Ora, invece, la Commissione chiederebbe di inserire una clausola per la quale chi opera con filiali nei Paesi offshore deve rendicontare lo spacchettamento della propria attività anche fuori dalla Ue. Una seconda modifica riguarderebbe invece la definizione di criteri per classificare i Paradisi fiscali l’introduzione di sanzioni per le aziende che non si adeguano: un lavoro da demandare al gruppo del Consiglio Ue sulla tassazione. Ma i dubbi restano: “Non si sa in base a quali criteri un Paese verrebbe definito come tale e inserito nella lista ufficiale Ue. Il rischio è che questa lista sia semplicemente il risultato di una decisione politica che escluderà moltissimi Paesi. Il risultato sarà che le aziende continueranno a servirsi di paradise fiscali che non rientrano in questa lista per evitare il Cbcr”, annota Elena Gaita di TI.

Fermi, a quanto pare, gli altri punti che hanno generato la reazione delle organizzazioni per la trasparenza: il Cbcr si imporrà solo alle aziende sopra 750 milioni di euro (per i critici è troppo alto, per la Commissione serve a non pesare sulle Pmi) e non conterrà alcune informazioni ritenute vitali dagli attivisti per avere un quadro completo, quali i sussidi pubblici staccati dai governi alle aziende.

vivicentro.it-economia / larepubblica / Fisco, la Commissione Ue presenta la sua stretta anti-multinazionali di RAFFAELE RICCIARDI

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