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Fincantieri vs Stx: spunta un compromesso

Fincantieri vs Stx

L’incontro romano tra i ministri dell’Economia di Italia e Francia sulla diatriba Fincantieri vs Stx, si chiude senza una soluzione e con un rinvio a fine settembre. Ma spunta un compromesso che potrebbe portare a un’intesa: la collaborazione estesa dalla cantieristica alla Difesa con un patto tra Fincantieri e Naval Group.

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Persino il cognato di Bruno Le Maire non pare averla mandata giù. «Non è stato affatto contento della rinazionalizzazione e si è arrabbiato», ha confessato il ministro francese aprendo l’incontro in via XX settembre. Non è il solo, a ben vedere. L’idea che Macron abbia inscenato il duello italiano sui cantieri Stx per ragioni meramente politiche, e senza tenere conto sino in fondo del lato industriale e degli effetti complessivi della decisione, trova sostenitori da entrambi i lati delle Alpi. Lo stesso inviato del presidente non è apparso essere entusiasta delle manovre del suo presidente. Tanto che, rivolgendosi a Calenda e Padoan, ha condiviso la sensazione che, in effetti, «noi tre siamo qui a fare i poliziotti cattivi».

Forse scherzava. Più facilmente no. Tutto converge per far credere che Bruno Le Maire avrebbe preferito evitare di finire nel bel mezzo della battaglia di Saint Nazaire. Invece eccolo lì, nel palazzo di Quintino Sella, a difendere la scelta di Emmanuel. Una promessa elettorale al governatore della Loira e senatore repubblicano, Bruno Retailleau, che lo ha sostenuto nella corsa all’Eliseo e che da mesi chiedeva la riscrittura dell’intesa chiusa con Fincantieri sotto l’egida di François Hollande. Il presidente ha pagato il suo pegno. Politico, per l’appunto. Che, a sentire chi segue il dossier da vicino, potrebbe affievolirsi il 24 settembre, quando in Francia si tornerà a rinnovare 170 membri della camera alta, contesa in cui è protagonista anche Retailleau, uno liberale bello «local» convinto che Roma «farebbe lavorare più gli italiani che i francesi». Dopo, a urne chiuse, potrebbe essere più facile siglare una qualche pace.

Il “dopo”, guarda caso, arriva il 27 settembre, giorno del vertice bilaterale fra i governi transalpini. I due litiganti sperano di risolvere almeno metà del problema, dunque di accordarsi sul controllo di Stx e sulla prospettiva di un perimetro navale anche militare congiunto. Più fonti assicurano che sino a lunedì pomeriggio Le Maire pensasse di poter persuadere gli italiani ad accettare il 50 per cento dei cantieri con una governance rafforzata. L’auspicio è naufragato quando Padoan ha ribadito la linea dura all’Afp. «All’arrivo sapeva che non avremmo cambiato rotta», ha sottolineato un partecipante all’incontro.

Per i «poliziotti cattivi» del governo Gentiloni è una questione di interesse nazionale e industriale. «Fincantieri, Stx e Naval Group possono diventare leader globale nel civile e nel militare», recita il comunicato dell’incontro. È una dichiarazione di intenti precisa. Un modo per mettere sul tavolo la possibile soluzione dell’enigma. Il Naval Group costruisce navi da guerra ed è controllato per il 62,49% dalla Republique. Affiancarlo al colosso italiano, che potrebbe intascarne una partecipazione, faciliterebbe la nascita del cosiddetto «Airbus del mare». A Roma potrebbe andare bene, anche perché Fincantieri e Naval Group «sono in contatto da tempo». «Tuttavia ci vuole fiducia», insistono Calenda e Padoan. E «fiducia» implica «concederci il controllo il 51% di St-Nazaire». O trovare un intreccio azionario che possa garantire il comando (magari indiretto) ai nostri. Un “ménage à trois” del tutto possibile e soddisfacente.

A Roma sono certi di avere il coltello dalla parte del manico. Pensano che non sarebbe facile trovare un partner alternativo per i cantieri Stx. Poi credono che la combinazione del costo della nazionalizzazione, con la difficoltà di garantirsi la resa di un progetto che deve essere globale, possa dimostrarsi per i francesi un obiettivo complesso da gestire in solitudine.

Se dunque è vero che la stragrande maggioranza dei cittadini dell’Esagono hanno festeggiato la «rinazionalizzazione temporanea», alla lunga l’Eliseo potrebbe alla fine essere costretto ad accettare il cambiamento. L’Italia, da parte sua, potrebbe digerire una formula “pateracchio” che le garantisca, pro forma o de facto, il controllo della ditta. A quel punto sarebbe bene che si cominciasse a parlare di business, perché i cantieri devono poter guardare al futuro senza troppa paura e l’Europa ha bisogno di unire i propri interessi industriali. La politica, la politica. Se solo la politica facesse meno rumore, allora si potrebbe dare più facilmente una mano all’economia. La risposta che tutti si aspettano il 27 settembre è questa.

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