Economia

Federica Guidi: “Nessuna retromarcia sulla spending review. Risparmi per 10 miliardi” ROBERTO MANIA*

Il ministro dello Sviluppo economico risponde alle osservazioni del commissario europeo Moscovici: “Giusto tagliare le tasse sulla casa, alle imprese abbiamo già dato. Ma la decontribuzione va confermata”

ROMA – “Noi stiamo procedendo come da programma. La spending review va avanti al pari del piano triennale di riduzione della pressione fiscale”. Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico risponde così alle osservazioni del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, che con un’intervista ieri a Repubblica , ha chiesto al governo italiano di compensare il taglio delle tasse con una corrispondente riduzione della spesa.

Eppure, ministro Guidi, l’ambizioso obiettivo di ottenere 10 miliardi dalla revisione della spesa pubblica sembra difficile da raggiungere. Se tutto andrà bene si otterranno tra i 6 e i 7 miliardi.
“Per quanto ne sappia io, visto che è un dossier che non è tra le mie competenze, non mi pare che ci siano stati cambiamenti”.

Dunque lei conferma che dai tagli alla spesa pubblica arriveranno 10 miliardi di euro?
“Penso di sì. Ci sono molti sprechi da tagliare, c’è molta spesa pubblica improduttiva, c’è da lavorare molto per rendere efficiente la macchina burocratica”.

Sembra però che da un piano selettivo di interventi si stia ripiegando sulla più classica e meno impegnativa strategia dei tagli lineari. È così? Ciascun ministero taglierà il suo budget del 3 per cento?
“Non sono tagli lineari. Ci sono target di riduzione della spesa e ciascun ministero, e non per tutti è uguale, decide liberamente come realizzarli. È il metodo che abbiamo già adottato lo scorso anno e che stiamo confermando in questo”.

Lei che proviene dal mondo dell’imprenditoria condivide la scelta di ridurre le tasse sulla casa anziché quelle sulla produzione?
“Credo che per le imprese si sia già fatto molto con la precedente legge di Stabilità. In questa, peraltro, proseguiremo anticipando una parte della riduzione dell’Ires, ma sappiamo pure che se c’è un fattore che si muove a fatica in questa fase di ripresa è quello dei consumi. Dunque tagliare la Tasi sulla prima casa vuol dire, lasciare più soldi nelle tasche degli italiani e dare indirettamente un impulso alla domanda interna “.

A proposito di consumi, ci saranno misure specifiche nella manovra?
“Quella sulla Tasi lo è già. Se si lasciano i soldi in tasca alle famiglie i consumi ripartono”.

Secondo lei andrebbe riconfermata la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato?
“Penso di sì”.

Nella misura attuale di 8.060 euro all’anno per tre anni?
“Non decido io. In ogni caso penso che si debba operare su più piani. Questa è la filosofia con cui stiamo governando questa fase di ripresa dell’economia: gli 80 euro, l’eliminazione del costo del lavoro dall’Irap, il Jobs act, la cosiddetta Guidi-Padoan che incentiva gli investimenti in beni strumentali. Si deve venire incontro a una moltitudine di esigenze “.

Continuano a mancare gli investimenti privati. Confermerete il bonus ricerca, cioè lo sgravio per chi investe in innovazione e ricerca più di quanto abbia fatto nel passato?
“Stiamo cercando di rifinanziarlo e anche di migliorarlo. Puntiamo a premiare gli investimenti in ricerca e sviluppo anche se non sono incrementali rispetto al passato. Questi investimenti determinano un aumento anche dell’occupazione di qualità”.

Siete in grado, a questo punto, di quantificare l’impatto del “dieselgate” sull’industria italiana?
“Credo che sia prematuro e imprudente fare stime di questo tipo. Bisogna capire se questa vicenda si chiude con il richiamo oneroso per la Volkswagen dei modelli nei quali sono stati montati i meccanismi per modificare i livelli delle emissioni, oppure se il danno reputazionale sia tale da estendersi all’intero settore dell’automotive europeo di cui l’Italia è uno dei protagonisti principali, con il crollo verticale della vendita di auto. Per ora non ci sono segnali di questo tipo”.

Condivide il rigore con cui le istituzioni europee sono intervenute in questa vicenda?
“Condivido il rigore purché non si pensi di introdurre normative più stringenti sulle emissioni. Significherebbe mettere a rischio uno dei settori trainanti del Pil europeo”.

*larepubblica

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