Economia

Fca in difficoltà negli Usa, i dipendenti bocciano il nuovo contratto. E guai con i Trasporti PAOLO GRISERI*

L’azienda è sotto pressione: da un lato c’è il rinnovo degli accordi sindacali dall’altro l’accusa di non aver segnalato tutti gli incidenti mortali

TORINO – Il ministero dei trasporti americano convocherà Fca chiedendo un accurato rapporto sui difetti che mettono in forse la sicurezza. Secondo le autorità Usa la società avrebbe omesso di segnalare alcuni incidenti mortali o non lo avrebbe fatto entro i cinque giorni previsti dalla legge americana. Il dipartimento dei Trasporti aveva già messo sotto inchiesta Fiat Chrylser per aver atteso troppo a lungo prima di intervenire a riparare i difetti delle automobili. Riconoscendo di aver violato le regole, nei mesi scorsi Fca aveva concordato con il ministero il pagamento di una multa di 105 milioni. Ora le autorità Usa annunciano di voler ulteriormente indagare per verificare se “ci sono state altre mancanze” come appunto la mancata o ritadata segnalazione degli incidenti mortali. “Molto presto – ha annunciato il ministro Antony Foxx- conosceremo quale potrà essere l’ammontare complessivo della multa” che dunque potrebbe essere superiore ai 105 milioni già pattuiti. Fca ha annunciato di voler collaborare con le autorità Usa.

Il probabile incremento della mega multa non è l’unica tegola che si è abbattuta ieri sulle attività americane di Fca. “La ratifica dell’accordo tra Marchionne e il sindacato sembra ormai matematicamente impossibile”, titolava ieri il Detroit Free Press. Oggi è arrivata la conferma. I lavoratori degli stabilimenti Fca in Usa hanno bocciato con il 65% dei voti contrari l’intesa trovata due settimane fa tra Marchionne e il leader del sindacato Uaw, Dennis Williams. A dire no sarebbero stati stabilimenti che hanno fatto la storia recente della rinascita di Chrysler dopo il fallimento. E’ il caso di Jefferson North, l’unico stabilimento automobilistico ancora presente nell’area urbana di Detroit, dove si produce il top dei suv della casa, il Grand Cherokee. “Ci avevano promesso che avrebbero equiparato le paghe dei nuovi assunti a quelle dei veterani e non è così”, ha spiegato alla stampa locale un’operaia di Jefferson.

Ancora più dura l’opposiozione a Toledo, in Ohio, nello stabilimento che, si dice, abbia fatto pendere la bilancia a favore di Obama nelle elezioni presidenziali. Qui l’87 per cento degli operai di linea avrebbe votato contro l’intesa. A far crescere il malconento le voci sul possibile trasferimento in un altro stabilimento, a Belvidere, della produzione del Cherokee. Voto contrario anche a Sterling Heights dove si teme il trasferimento della produzione della Chrysler 200. E’ evidente che fa parte della campagna elettorale anche la ridda di ipotesi che circolano in queste ore: “I lavoratori sono bombardati dalle ipotesi più diverse”, dichiarano ai mezzi di informazione gli operai di Sterling Heights.

Mancano comunque poche ora prima che si conoscano i risultati definitivi del voto. Che non è solo un voto sindacale. E’ un giudizio implicito anche sulla nuova leadership del Uaw e sulla capacità di Marchionne di trattare con la controparte un accordo soddisfacente. Voto particolarmente delicato nel momento in cui l’ad si prepara ad aprire il dossier Gm dove il sindacato Uaw è l’azionista principale. Che cosa accadrà in caso di bocciatura? Marchionne e Willimas potrebbero tornare a sedersi al tavolo. Oppure il sindacato potrebbe decidere di rivolgersi a Gm o a Ford per cercare con loro un accordo e successivamente riproporlo in Chrysler.

*larepubblica

Categorie

YOUTUBE

Iscriviti al nostro canale

Social

Categorie