Economia

Crisi economica: Nord-Sud, cosa divide le donne

La crisi economica riduce le differenze di genere nel mondo del lavoro e questo soprattutto perché la condizione degli uomini è peggiorata. In compenso però cresce il divario tra le donne che vivono al Nord e quelle che risiedono al Sud con precariato e basso-reddito a fare da sfondo. Per tutte poi c’è una zavorra chiamata “pink tax” (la tassa rosa), una sorta di obolo mascherato che porta le donne a pagare molti prodotti più di quanto paghino gli uomini.

La crisi allarga il divario tra donne del Nord e del Sud

Nel Mezzogiorno le lavoratrici più precarie e a basso reddito

Le differenze di genere nel lavoro durante questa crisi sono diminuite. Non perché le donne abbiano particolarmente migliorato la loro situazione, ma perché gli uomini l’hanno peggiorata.

Se approfondiamo l’analisi, ci accorgiamo però che, se le differenze di genere sono diminuite, le differenze tra donne sono aumentate.

Guardiamoci indietro. Torniamo agli inizi degli anni ’90. Anche allora ci fu una crisi. Una recessione che colpì l’industria e le costruzioni, e che pagarono anche in quel caso molto più gli uomini che le donne. Fu più concentrata nel tempo, non durò così a lungo. Ebbene, anche allora le donne persero meno occupazione degli uomini e recuperarono prima.

Proprio come è successo nell’ultima crisi. Già dal 1995, ricominciò la crescita dell’occupazione femminile, che continuò ininterrottamente fino al 2008, prima con un ritmo più accentuato, poi più debole. Il trend positivo si interrompe con l’arrivo della nuova crisi. Ma non tutte le donne hanno potuto usufruire della crescita dell’occupazione nello stesso modo. Nel periodo che va dal 1995 al 2008 ci sono state 1 milione 700 mila lavoratrici in più. Ma, attenzione, la gran parte della crescita è avvenuta nel Centro Nord, il Sud ha raccolto le briciole, soltanto 300 mila occupate in più.

È così che si determina una forte divaricazione delle opportunità delle donne del Nord e delle donne del Sud. E si identificano due mondi profondamente diversi. Basta pensare alle giovani da 25 a 34 anni che lavoravano nel Nord, al terzo trimestre del 2008. All’epoca erano il 73,7% del totale delle donne, mentre nel Sud il 37,7%, la metà. Le donne da 35 a 44 anni lavoravano nel Nord nel 76% dei casi e nel Sud nel 41,5%.

Oggi è peggio  

Con la nuova crisi, questo divario, a prima vista, sembra ridursi, ma al ribasso per tutte. La crisi si scarica più sulle donne del Nord, le giovani perdono 10 punti percentuali di tasso di occupazione al Nord, 3 al Sud, il divario diminuisce anche qui al ribasso, nella sostanza rimane grave. Il basso tasso di occupazione femminile al Sud è spiegato anche dal fatto che in questa zona del Paese un basso livello di istruzione, al massimo la licenza media inferiore, praticamente preclude alle donne l’accesso al mercato del lavoro. Il loro tasso di occupazione è intorno al 20 per cento. Le doppiamente escluse sono proprio loro, perché del Sud e con bassa istruzione.

Le laureate sono le uniche che arrivano al 60% di tasso di occupazione, più vicino a quello delle donne del Nord, che supera ampiamente il 70%. È così che si accentuano le distanze, le crepe sociali e di genere , intersecate fra loro, sembrano non risanarsi proprio in questo Paese. Perdono terreno più le donne poco istruite, che già stavano peggio, che le laureate Le donne del Sud, continuano ad essere sempre più disoccupate e più scoraggiate, a fronte della difficoltà di competere con gli uomini nella ricerca del lavoro, ed in buona parte hanno rinunciato perfino a sognarlo.

I ruoli di coppia

Le differenze si sono accentuate non solo nell’accesso e permanenza al lavoro, ma anche in altri aspetti di vita, come ad esempio nella divisione dei ruoli nella coppia. Nelle coppie tra 25 e 44 anni in cui ambedue i partner lavorano, con figli, si è abbassato l’indice di asimmetria e gli uomini sembrano collaborare di più in famiglia, ma la trasformazione è concentrata più nel Centro Nord, mentre la situazione del Sud è rimasta stabile rispetto a sei anni prima.

Le donne del Sud, anche se riescono ad ottenere un lavoro, risultano più penalizzate, sono di meno, più precarie, più irregolari e a basso reddito, più sovra-istruite rispetto al lavoro svolto. Inoltre, la situazione di divisione dei ruoli nella coppia non migliora, interrompono di più il lavoro dopo la nascita dei figli, hanno meno asili nido e servizi sociali a disposizione, meno spesa sociale per disabili e anziani, meno supporto delle reti di aiuto informale. Sono insomma la spia rossa del malessere generale del Paese, che sta faticosamente uscendo e con enorme sforzo da questa lunghissima crisi, molto malconcio e con un improcrastinabile necessità di affrontare radicalmente i nodi irrisolti della sua modernizzazione.

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lastampa/La crisi allarga il divario tra donne del Nord e del Sud LINDA LAURA SABBADINI

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